
Ci sono musei che ti mettono soggezione e musei che ti mettono nostalgia. Per capire cosa vedere al Museo della Scienza e della Tecnica di Belgrado devi sapere subito che questo appartiene alla seconda categoria: in un edificio del quartiere di Dorćol, a due passi dal centro, i serbi hanno raccolto il Novecento materiale.
Ci trovi i televisori e i telefoni con cui sei cresciuto (se hai passato i trentacinque, preparati a un piccolo lutto); frigoriferi e asciugacapelli d’epoca; una ricostruzione di studio dentistico che fa passare la voglia di lamentarsi del proprio dentista; uno scafandro da palombaro; le automobili prodotte in Jugoslavia accanto a un vecchio Ford tirato a lucido; oltre centocinquanta giocattoli fabbricati tra gli anni Venti e Settanta; e il pezzo che da solo vale il biglietto, quella che viene presentata come la prima mano protesica al mondo, costruita proprio a Belgrado. In coda, una sala interattiva per bambini con una celebre “stanza storta” e una mostra dedicata a Milutin Milanković, lo scienziato che calcolava i climi del pianeta. Un’ora e mezza, forse due, e ne esci stranamente commosso.
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La collezione di oggetti quotidiani: telefoni, televisori ed elettrodomestici
Il cuore del museo è l’esposizione permanente, che racconta lo sviluppo tecnologico attraverso gli oggetti di casa: radio, ferri da stiro, tostapane, frullatori, frigoriferi panciuti, asciugacapelli che sembrano usciti da un film di fantascienza a basso costo. È qui che il museo gioca sporco con la tua memoria. Cammini tra le vetrine con l’aria di chi studia la storia dell’industria e a un certo punto ti blocchi davanti a un televisore o a un telefono identico a quello che c’era in salotto dai tuoi nonni, e capisci che il reperto archeologico, tecnicamente, sei tu. È la sezione in cui i visitatori si attardano di più, e non per ragioni scientifiche: perché ogni oggetto è una data di famiglia travestita da elettrodomestico.
La mano protesica e la robotica jugoslava
Poi c’è la sala che nessuno si aspetta: quella dedicata alla robotica jugoslava, che ebbe una stagione sorprendentemente ricca. Il pezzo forte è la mano protesica presentata come la prima al mondo nel suo genere, sviluppata a Belgrado. Ci passi davanti pensando a un’anticaglia e ti ritrovi a fissarla: un grumo di meccanica e cavi che ha aperto la strada a tutto quello che oggi chiamiamo bionica. È il genere di primato che non ti aspetti da un Paese che associ più volentieri ai monasteri e alla ćevapčići, ed è esattamente il motivo per cui questo museo esiste: ricordarti che l’ingegneria, da queste parti, non è mai stata un’ospite di passaggio.
Le automobili jugoslave e il vecchio Ford
Proseguendo incontri i modelli di automobili prodotti in Jugoslavia, macchine oneste e squadrate che raccontano un’epoca in cui l’auto era una conquista di famiglia, non un accessorio. In mezzo a loro, quasi a fare da controcanto, un Ford d’epoca perfettamente conservato, tutto curve ed eleganza, che accanto alle cugine socialiste sembra un attore di Hollywood finito per sbaglio a una riunione di condominio. È un confronto involontariamente comico e molto istruttivo: due idee di modernità parcheggiate una accanto all’altra.
I giocattoli dal 1920 al 1970
Una sala espone oltre centocinquanta giocattoli prodotti tra gli anni Venti e gli anni Settanta: bambole, passeggini in miniatura, orsacchiotti, automobiline, costruzioni, cucine giocattolo, giochi in legno, carillon. Qualcuno ha avuto la sensibilità di mettere una panchina al centro della stanza, e fa bene a esserci: è il posto dove ti siedi quando riconosci il giocattolo che avevi — o peggio, quello che avevi chiesto e non è mai arrivato. È la sala più silenziosa del museo, e il silenzio è di quelli pieni.
Lo scafandro, lo studio dentistico e le altre stranezze
Tra un capitolo e l’altro il percorso semina sorprese: uno scafandro da palombaro d’altri tempi, strumenti musicali, attrezzature mediche d’epoca e una ricostruzione di uno studio dentistico che osservi con la gratitudine di chi è nato dopo. Sono gli oggetti che tengono vivo il giro anche nei punti minori: apri una porta pensando di aver visto tutto e trovi l’ennesima prova che il Novecento era un secolo pieno di ferraglia coraggiosa.
La sala interattiva per bambini e la stanza storta
Se viaggi con figli, questo è il punto in cui li perdi di vista, felicemente. Il museo ha un’area interattiva pensata per i più piccoli, con esperimenti da toccare e giochi che contrabbandano fisica sotto forma di divertimento. Il pezzo di culto è la cosiddetta stanza storta, un ambiente costruito in pendenza che manda in tilt l’equilibrio e la percezione: i bambini ci passerebbero il pomeriggio, e ho il sospetto che più di un adulto, non visto, ci abbia provato gusto. C’è chi, dopo la prima visita, è tornato nella stessa settimana solo per questo.
La mostra su Milutin Milanković
Una sezione è dedicata a Milutin Milanković, lo scienziato serbo che tra astronomia, geofisica e climatologia elaborò i cicli che ancora oggi portano il suo nome e che spiegano le glaciazioni della Terra. Qui però lo incontri da vicino, attraverso i suoi documenti personali: il certificato di nascita, le pagelle, la foto da bambino, il diploma di dottorato, i calendari su cui lavorava, con richiami alla natia Dalj. È il momento più intimo della visita: dopo sale piene di macchine, chiudi con un uomo, e la scala improvvisamente torna umana.
Dove dormire vicino al Museo della Scienza e della Tecnica
La risposta più sensata è Dorćol stesso: il quartiere è uno dei più piacevoli di Belgrado, pieno di caffè, appartamenti in affitto breve e piccole strutture ricavate in palazzi d’epoca, e ti lascia il museo a pochi minuti a piedi. In alternativa, tutto il centro storico — la zona di Stari Grad attorno a Knez Mihailova e piazza della Repubblica — funziona benissimo: dormi nel cuore della città e raggiungi il museo con una passeggiata. Aspettati un’offerta che va dall’ostello all’hotel di catena, con gli appartamenti come via di mezzo più diffusa e conveniente.
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Come arrivare al Museo della Scienza e della Tecnica
Il museo si trova in via Skender-begova, a Dorćol, e se alloggi in centro il modo migliore per arrivarci è camminare: da piazza della Repubblica o da Knez Mihailova si tratta di una passeggiata di un quarto d’ora, venti minuti al massimo, in discesa verso il Danubio. I mezzi pubblici servono la zona, ma tra deviazioni e fermate da decifrare in cirillico spesso fai prima a piedi o con un taxi, che in centro costa poco — basta assicurarsi che il tassametro sia acceso. Se arrivi in auto, sappi che intorno all’edificio il parcheggio su strada è a pagamento e i posti non abbondano: la macchina, qui, è più un problema che una soluzione.
Quando andare al Museo della Scienza e della Tecnica
Essendo un museo al chiuso, è la carta perfetta per una giornata di pioggia o per l’afa estiva, ma dà il meglio nei giorni feriali, quando le sale sono quiete e puoi leggere le didascalie senza fare la fila davanti alle vetrine. La tarda mattinata è il momento ideale; i fine settimana e i periodi di vacanza scolastica portano più famiglie, il che è un bene per l’atmosfera e un male per la stanza storta, dove si crea coda. Come per molti musei belgradesi, il lunedì è a rischio chiusura: controlla gli orari aggiornati prima di metterti in cammino.
Informazioni utili
Dove si trova il Museo della Scienza e della Tecnica
Il museo sta a Dorćol, il quartiere più antico di Belgrado, quella fetta di città compresa tra la collina di Kalemegdan e il Danubio dove strade ottomane, palazzi austroungarici e caffè di quartiere convivono da secoli. Sei nel municipio di Stari Grad, a breve distanza dalla fortezza, dalla moschea Bajrakli e dalla zona pedonale del centro: il che rende il museo facilissimo da incastrare in una giornata belgradese, magari come tappa al coperto tra la fortezza al mattino e una cena sul lungofiume la sera.











