Brutalismo a Belgrado: viaggio tra i colossi di cemento della città

La porta occidentale, le tre torri di Rudo, i blocchi di Novi Beograd: mezza giornata dentro l’utopia di cemento che il MoMA è venuto a fotografare.

Se c’è una cosa che non avevo messo in valigia partendo per Belgrado, ma che mi sono ritrovato a riportare a casa, è un’ossessione per il cemento grezzo. Non lo dico per fare lo spiritoso: prima di quel viaggio, davanti a un palazzone squadrato e monocromatico avrei tirato dritto senza pensarci. Poi è arrivata la Genex Tower a darmi il benvenuto dall’autostrada, e da lì è stato tutto un precipitare. Adesso quasi preferisco un casermone di béton a un edificio “bello” nel senso classico del termine.

Il brutalismo a Belgrado non è un dettaglio per appassionati: è ovunque, è enorme, ed è parte dell’identità stessa della città. In questa guida ti porto tra gli edifici che secondo me valgono davvero una deviazione (o un intero pomeriggio) — dalle due “porte” di accesso alla città ai blocchi mastodontici di Novi Beograd, dal Museo d’Arte Contemporanea ai templi dello sport, fino a un paio di tappe fuori città che ti lasceranno a bocca aperta. Alla fine trovi anche i miei consigli pratici per organizzare un tour brutalista e i profili da seguire per continuare l’ossessione anche da casa.


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Cos’è il brutalismo e perché Belgrado ne è una capitale

Il termine brutalism nasce nella Gran Bretagna del 1954 dal concetto di béton brut, il “cemento grezzo” caro a Le Corbusier: superfici a vista, forme primarie massicce, efficienza prima dell’estetica. Semplificando: megaliti moderni che non provano nemmeno a piacerti.

Nella Jugoslavia socialista, dagli anni ’60 in poi, questo linguaggio è diventato molto più di una scelta architettonica. Il cemento armato era economico e facilissimo da reperire, quindi perfetto per costruire in fretta, spendendo poco, strutture solide da mostrare al mondo come simbolo di uno Stato in continuo sviluppo. Il risultato è che Belgrado — e in particolare la sua “città nuova” — è oggi uno dei posti al mondo dove il brutalismo si tocca con mano a ogni angolo. Un tempo criticatissimi, oggi molti di questi complessi sono beni culturali protetti e pezzi amati dai belgradesi.


Approfondimento: Cosa vedere a Belgrado


Le due porte della città: Genex e Rudo

Belgrado ha due “porte” di cemento, poste in posizione diametralmente opposta, che accolgono chi arriva da nord-ovest e da est. Le ho amate entrambe alla follia, al punto da dedicare loro un approfondimento; qui te le riassumo, perché una guida al brutalismo belgradese senza queste due sarebbe come un caffè senza tazzina.

Genex Tower, la porta occidentale

Belgrade Western Gate, Narodnih heroja 45, Beograd, Serbia

genex tower belgrado

La Genex Tower (Zapadna Kapija Beograda, “Porta Occidentale”) è quel colosso fatto da due torri di altezza diversa, unite da un doppio ponte e sormontate da quello che sembra un disco volante: un ristorante panoramico che, curiosità triste, non ha mai girato perché il meccanismo rotante non fu mai installato. Progettata da Mihajlo Mitrović e completata nel 1979, prende il nome dall’ormai defunto Genex Group, gigante dell’export dei Balcani che aveva sede nella torre commerciale. Dalla bancarotta del 1998 quella parte è vuota; la torre residenziale conta 30 piani, quella commerciale 26, con il ponte al 26° livello. All’ingresso della parte residenziale sopravvivono i murales colorati di Lazar Vujaklija, tra i primissimi esempi di street art in città. Con i suoi 154 metri (ristorante incluso) è stata a lungo tra gli edifici più alti di Belgrado, anche se lo skyline dell’ultima ondata di grattacieli sul lungofiume sta ridisegnando le classifiche.

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Rudo, la porta orientale

brutalismo belgrado

Se esiste una porta occidentale, ci sarà anche quella orientale. Rudo, la Eastern City Gate, si trova nel trafficatissimo quartiere di Konjarnik e i belgradesi la chiamano Tri Sestre, le tre sorelle: tre torri identiche da 28 piani, costruite su base circolare così che, da qualunque punto le guardi, una resti sempre un passo indietro rispetto alle altre. Un dettaglio da cinefili: Rudo è la protagonista involontaria di un celebre film adolescenziale jugoslavo di fine anni ’70, con una scena in ascensore rimasta nella memoria collettiva. Porta un grandangolo, perché trovare un punto per fotografarle tutte intere è un’impresa.

Novi Beograd, il cuore brutalista della città

blokovi novi beograd belgrado serbia

Se il brutalismo a Belgrado ha un epicentro, quello è di sicuro Novi Beograd: quella enorme fetta di città oltre il fiume Sava, cresciuta dal nulla sulla terra bonificata dalle brigate di lavoro giovanili. Qui i blocchi si susseguono come megaliti, e il mio consiglio spassionato è di affittare una bici e perdertici dentro un pomeriggio intero.

I blocchi 22 e 23

Iniziati alla fine degli anni ’60 su progetto di Božidar Janković, Branislav Karadžić e Aleksandar Stepanović, i blocchi 22 e 23 sono l’incarnazione dell’idea di città radiosa: cemento grezzo a vista, struttura degli edifici messa in bella mostra, nessuna concessione decorativa. Il Blocco 23 è entrato addirittura nelle collezioni permanenti di musei internazionali, a testimonianza di quanto questa architettura sia ormai riconosciuta ben oltre i confini serbi.

Il blocco 28 e i “televisori”

block 28 novi beograd belgrado

Poco distante, vicino al Sava Center, ci sono gli edifici soprannominati Televizori, i “televisori”. Il nomignolo lo si deve nientemeno che a Tito, che durante una visita a Novi Beograd nel 1977 notò come le finestre degli appartamenti ricordassero i vecchi apparecchi televisivi. Da allora sono un simbolo dell’edilizia residenziale di massa dell’epoca socialista.

Tour ed escursioni a Belgrado

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Tour Rosso Belgrado Comunista

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Il blocco 21, l’edificio più lungo di Belgrado

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Nel Blocco 21 si trova l’edificio più lungo della città: quasi un chilometro di sviluppo continuo, progettato e costruito tra il 1960 e il 1966. Camminarci accanto e non vederne mai la fine ha qualcosa di ipnotico.

Il Palazzo della Serbia (Palata Srbija)

Bulevar Mihajla Pupina 2, Beograd 11070, Serbia

palazzo serbia novi beograd belgrado

Tra i primi edifici sorti in questa parte della città, il Palazzo della Serbia — spesso ancora chiamato Palazzo SIV — nacque tra il 1947 e il 1948 su terreno sabbioso bonificato dalle brigate giovanili di tutta la Jugoslavia, come sede del governo federale socialista. È un pezzo di storia oltre che di architettura.

Municipio di Novi Beograd e SIV 3

Il Municipio di Novi Beograd, firmato da Stojan Maksimović e Branislav Jovin tra il 1962 e il 1964, mostra alcune delle prime chiare tracce dell’estetica brutalista in città, con un’ispirazione dichiarata all’architettura brasiliana e giapponese tanto in voga tra i progettisti serbi dell’epoca. Di fronte gli risponde il cosiddetto SIV 3, l’edificio della polizia, riconoscibile per le vetrate gialle che letteralmente si accendono all’alba e al tramonto.

Hotel Yugoslavija

hotel jugoslavija belgrado

Costruito nel 1969 sulla riva del fiume, l’Hotel Yugoslavija fu il più grande e moderno albergo dell’intera federazione: oltre mille posti letto e un lampadario da 14 tonnellate nella hall, tra i più grandi al mondo. Tra i suoi ospiti illustri figurano la regina Elisabetta, Neil Armstrong e Richard Nixon.

Il Museo d’Arte Contemporanea (MSU)

Ušće 10, block 15, 11070, Ušće 10, Beograd, Serbia

Museo di Arte Contemporanea Belgrado Serbia

Sulla confluenza tra Sava e Danubio, di fronte alla fortezza di Kalemegdan, si erge il Museo d’Arte Contemporanea (Muzej Savremene Umetnosti), uno dei vertici assoluti dell’architettura jugoslava del dopoguerra. Progettato da Ivan Antić e Ivanka Raspopović a metà degli anni ’60, è composto da sei cubi con gli angoli tagliati, rivestiti di vetro e fusi in una struttura organica quasi a nido d’ape. Dentro, cinque livelli espositivi si succedono senza corridoi né pareti verticali, collegati da scale. È bene culturale protetto dal 1987, e già solo l’edificio vale la visita.

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Templi dello sport in cemento

Il brutalismo belgradese ha dato il meglio di sé anche nelle architetture sportive. La Sala Aleksandar Nikolić, aperta nel 1973 come Pioneer Hall in occasione del campionato europeo di boxe, è un edificio prefabbricato modulare firmato Ljiljana e Dragoljub Bakić; nel 2016 è stata intitolata al leggendario allenatore di basket Aleksandar Nikolić. Poco lontano, il centro sportivo “25 maggio”, progettato da Ivan Antić tra il 1971 e il 1973, gioca con forme angolari pensate per evocare i bastioni di Kalemegdan o le vele delle barche sull’acqua: una tappa perfetta soprattutto d’estate.

La “Toblerone” di Karaburma

Mija Kovačević Street 9, Beograd, Serbia

Nel quartiere di Karaburma, vicino al ponte di Pančevo, c’è una torre residenziale che tutti chiamano Toblerone per la sua inconfondibile silhouette a punte. I nomignoli non finiscono qui: “il riccio”, “la mazza di Marko Kraljević”, e vista dall’alto disegna addirittura una stella di David. Costruita nel 1963 su progetto di Rista Šekerinski, all’inizio fece storcere più di un naso, sia per la forma sia perché era l’unico edificio alto della zona, accusato di “rovinare” il panorama. Oggi è un piccolo culto.

Voždovac e Banjica: il brutalismo residenziale (e i parchi giochi indistruttibili)

Banjica belgrado

La maggior parte di questi giganti vive a Novi Beograd, ma non tutti. A Voždovac, nella parte più vecchia della città e su una collina, i complessi residenziali brutalisti spiccano ancora di più, con un’aria quasi monumentale rispetto ai palazzi al di là del fiume. Poco distante, nel quartiere di Banjica, sopravvivono gli scivoli e le strutture dei parchi giochi di epoca comunista: fatti quasi mezzo secolo fa e, come da tradizione, brutti forse ma di fatto indistruttibili. Se c’è una cosa che sapevano fare, era costruire per durare.

Altri incontri di cemento

Belgrado ti riserva incontri brutalisti anche dove non li cerchi. La VMA, l’Accademia Medica Militare sul Banjički Vis, è uno dei simboli architettonici della città: dinamica nella forma ma minimalista, decisamente innovativa per la Belgrado degli anni ’70. L’Istituto Geografico Militare (1950-1954) di Milorad Macura è invece considerato uno dei primi esempi in assoluto di brutalismo nell’architettura serba, anche se qualcuno lo legge più come l’ultimo eco del modernismo. E poi c’è l’Istituto di Urbanistica di Belgrado, tra i capolavori di Branislav Jovin, che a suo dire scoprì di essere “brutalista” solo intorno al Duemila: era diventato parte del movimento quasi per istinto.

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Oltre la città: la Torre di Avala e il monumento di Kosmaj

torre avala belgrado serbia

Se hai un giorno in più e un mezzo per muoverti, valgono la deviazione fuori Belgrado. La Torre di Avala, sul monte omonimo, è una torre per telecomunicazioni di 204 metri costruita nel 1965: ha una sezione a triangolo equilatero e non affonda direttamente nel terreno, ma poggia su tre “gambe” che richiamano il tradizionale sgabello serbo a tre piedi, il tronožac. Distrutta durante i bombardamenti NATO del 1999, è stata ricostruita nel 2006. Sul monte Kosmaj, invece, il monumento ai partigiani (1971) è una composizione scultorea di cinque bracci di cemento alti trenta metri ciascuno: quel tipo di “architettura socialista da fantascienza” che è diventata virale in tutto il mondo. Non è brutalismo in senso stretto, ma la stessa lingua di cemento la parla eccome.

Consigli pratici per un tour brutalista a Belgrado

Il modo migliore per vivere il brutalismo a Belgrado è concentrarsi su Novi Beograd e prenderla con calma. Ecco cosa mi sento di suggerirti:

  • Affitta una bicicletta e girati i blocchi di Novi Beograd senza fretta: qui c’è qualcosa da ammirare praticamente a ogni angolo, e la bici ti fa cogliere le proporzioni molto meglio dell’auto.
  • Porta un grandangolo, o comunque un buon obiettivo largo: molti di questi edifici — Rudo in testa — sono semplicemente troppo grandi per stare in un’inquadratura normale.
  • Metti in conto che quasi mai potrai entrare. Molte torri sono residenziali o abbandonate, con portieri zelanti o codici d’accesso. Spesso l’unica via è soggiornare in un appartamento in affitto all’interno, come si può fare in alcuni casi.
  • Valuta un tour guidato dedicato al modernismo/brutalismo belgradese: esistono itinerari pensati apposta, utili per il contesto storico che da soli è difficile ricostruire.

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