
Ci sono musei che ti spiegano un uomo e musei che te lo consegnano intero, ceneri comprese. Il museo Nikola Tesla di Belgrado è del secondo tipo: dentro una palazzina discreta di via Krunska, nel quartiere del Vračar, è custodita l’intera eredità del fisico serbo che ha inventato il mondo in cui vivi la sera, quando accendi la luce a casa tua.
Se vuoi sapere cosa vedere in questo museo, ti anticipo che la visita gira attorno a poche cose fortissime: la bobina di Tesla che durante le dimostrazioni dal vivo genera fulmini veri sotto i tuoi occhi, l’urna dorata a forma di sfera che contiene le ceneri dello scienziato, l’archivio da oltre 160.000 documenti riconosciuto dall’UNESCO, il modellino della barca radiocomandata con cui Tesla stupì l’America, e la collezione di oggetti personali arrivati dritti dalla stanza d’albergo di New York dove morì. Ti racconto anche la villa che ospita tutto questo, la storia rocambolesca di come l’eredità di un cittadino americano sia finita nella capitale serba, e le sette sale in cui è organizzata la mostra. In coda, come sempre, dove dormire, come arrivare, quando andare e dove si trova esattamente.
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La bobina di Tesla e le dimostrazioni dal vivo

Se c’è un motivo per cui questo museo si distingue dai mille musei della scienza dove si guarda e non si tocca, è che qui, a un certo punto, spengono le luci e fanno partire i fulmini. La bobina di Tesla — il trasformatore che porta il suo nome — è capace di generare scariche elettriche simili ai fulmini atmosferici, in miniatura ma non troppo, e le guide del museo la accendono durante le visite guidate con un compiacimento del tutto giustificato. Ti danno in mano un tubo al neon e lo vedi illuminarsi da solo, senza fili, mentre l’aria attorno crepita: è la trasmissione di energia senza fili di Tesla ridotta a giochino da salotto, e funziona esattamente come cento e passa anni fa.
Le dimostrazioni sono il cuore dell’esperienza, e non a caso la visita al museo avviene quasi sempre in forma guidata, in serbo e in inglese, con tanto di proiezioni ed esperimenti pratici. Oltre alla bobina, vedrai illustrato dal vivo il campo magnetico rotante, l’intuizione su cui poggia il motore a induzione, cioè metà degli elettrodomestici di casa tua. Ti avverto: è un museo compatto, si gira in un’ora o due, ma se capiti nel momento giusto della dimostrazione esci con la sensazione di aver assistito a qualcosa a metà tra una lezione di fisica e un numero di magia. Che poi è esattamente l’effetto che Tesla faceva ai suoi contemporanei.
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L’urna dorata con le ceneri di Tesla

Nella mostra permanente, su un piedistallo di pietra, c’è una sfera dorata. Dentro ci sono le ceneri di Nikola Tesla. È il pezzo che spiazza tutti, perché non ti aspetti che un museo scientifico sia anche una tomba, e invece questo lo è. Tesla morì a New York il 7 gennaio 1943 e fu cremato nel marzo dello stesso anno; l’urna con le sue ceneri arrivò a Belgrado nel 1957, e la sfera che la contiene — scelta non casuale, la forma perfetta per un uomo che pensava in termini di campi ed energie — fu disegnata dallo scultore Nebojša Mitrić.
Attorno all’urna, il museo custodisce anche gli oggetti commemorativi più intimi: la maschera mortuaria di Tesla, realizzata due giorni dopo la morte su iniziativa dell’editore Hugo Gernsback, e un calco della sua mano destra, la mano che ha riempito di disegni e calcoli mezzo secolo di quaderni. La destinazione finale delle ceneri, tra l’altro, è ancora oggi oggetto di discussione tra chi le vorrebbe qui, in un tempio laico della scienza, e chi altrove: un ultimo, postumo strascico di controversie per un uomo che in vita ne collezionò parecchie.
L’archivio e i 160.000 documenti riconosciuti dall’UNESCO
Quello che rende questo museo unico al mondo non sta in vetrina: è l’archivio. Il museo conserva l’intera eredità documentaria di Tesla, ed è l’unica istituzione al pianeta a farlo. Parliamo di oltre 160.000 documenti originali — manoscritti, note scientifiche, calcoli, diagrammi, disegni, lettere — più di duemila libri e riviste, oltre mille tra progetti e disegni tecnici e circa millecinquecento fotografie e lastre in vetro. Nel 2003 l’UNESCO ha iscritto l’archivio Tesla nel registro della Memoria del Mondo, la massima forma di tutela per un bene documentario: la stessa lista in cui stanno la Magna Carta e i diari di Anne Frank, per darti la scala.
La maggior parte di questo materiale non è accessibile al visitatore occasionale, ed è comprensibile: è roba che va conservata in camere climatizzate e digitalizzata pazientemente, non lasciata alle dita dei turisti. Ma sapere che sotto quella palazzina riposa il pensiero grezzo di Tesla — la fase in cui un’idea è ancora uno scarabocchio a matita su carta economica — cambia il modo in cui guardi tutto il resto. Il museo, in fondo, è la punta emersa di un iceberg di carta.
Il modellino della barca radiocomandata
Tra gli oggetti in mostra c’è un pezzo che merita più attenzione di quanta le sue dimensioni suggeriscano: il modello di una piccola imbarcazione radiocomandata. Alla fine dell’Ottocento, davanti al pubblico stupefatto di un’esposizione a New York, Tesla manovrò a distanza una barchetta in una vasca d’acqua senza toccarla, accendendo e spegnendo luci, virando, fermandosi. Gli spettatori pensarono a un trucco, a poteri mentali, a un animaletto nascosto dentro lo scafo. Era, semplicemente, il primo dispositivo radiocomandato della storia: il bisnonno del drone, del telecomando e di ogni giocattolo che tuo nipote maledice quando si scaricano le pile. Vederne il modello, piccolo e innocuo in una teca, è uno di quei momenti in cui misuri quanto in anticipo vivesse quest’uomo.
Gli oggetti personali e la stanza 3327
Tesla passò gli ultimi dieci anni della sua vita nella stanza 3327 del New Yorker Hotel, e una parte sorprendente di quella stanza è finita qui. Nel museo trovi il suo letto, un frigorifero, un armadio di metallo, le valigie da viaggio con cui la sua stessa eredità fu poi trasportata in Europa: mobili da camera d’albergo che sono diventati reliquie per il solo fatto di avergli fatto compagnia. Accanto, la collezione di oggetti personali racconta un Tesla molto umano e persino un po’ vanitoso: cappelli, guanti, bastoni da passeggio, pince-nez, un set da barba, un kit da manicure, capi cuciti a mano su misura da sartorie di lusso e ricamati con le sue iniziali. Curava il proprio aspetto in modo quasi maniacale, e le vetrine lo tradiscono senza pietà.
Ci sono poi gli strumenti da lavoro — penne, calamai, coltelli per aprire la carta, macchine per timbrare i sigilli delle sue aziende — e qualche curiosità che strappa un sorriso, come le scatole di un alimento a base di pollame chiamato Factor Auctus, l’unico marchio che Tesla abbia mai registrato in vita sua. L’inventore della corrente alternata che deposita un brevetto per il cibo in scatola: anche i geni, ogni tanto, hanno idee normalissime.
Le sette sale della mostra

La visita è organizzata in sette sale, e conoscerle in anticipo aiuta a non perdersi in un edificio che, per quanto raccolto, condensa parecchio. Si comincia con “Nikola Tesla, un uomo e un creatore”, una sorta di ritratto d’ingresso; si prosegue con la sala degli oggetti personali e delle corrispondenze, quella dell’urna con le ceneri, e poi le sale più propriamente scientifiche — “Elettricità”, “Sistemi e applicazioni” e quella dedicata al trasformatore, cioè alla celebre bobina. Si chiude con la sala dei premi, dove sono raccolte le decorazioni che Tesla incassò tra il 1892 e il 1939. La prima in ordine di tempo è tutta serba: l’Ordine di San Sava, conferitogli dal re Aleksandar I durante una visita di Tesla a Belgrado nel 1892. Un dettaglio che chiude il cerchio, perché il museo dedicato a un uomo nato in quella che oggi è Croazia e morto americano trova qui, a Belgrado, la sua casa naturale.
La villa di via Krunska 51
L’edificio che ospita il museo è una palazzina elegante costruita nel 1929 su progetto dell’architetto Dragiša Brašovan, nel cuore residenziale del Vračar. Prima di diventare museo aveva avuto altre destinazioni, ed è quasi buffo che una casa borghese qualunque degli anni Venti sia finita per custodire l’archivio scientifico più importante del suo secolo. La scultura di Tesla all’ingresso, che lo ritrae in una delle sue pose più note, ti accoglie prima ancora della biglietteria e mette subito le cose in chiaro: qui si entra in punta di piedi. La dimensione domestica dell’edificio, in realtà, è parte del fascino: non è la cattedrale della scienza che uno immaginerebbe per un personaggio del genere, ma una villa a misura d’uomo, e questo rende l’incontro con Tesla stranamente ravvicinato.
Come l’eredità di Tesla arrivò a Belgrado
Vale la pena sapere come tutto questo sia finito qui, perché è una storia che sembra scritta apposta. Alla morte di Tesla, nel 1943, un tribunale americano affidò la custodia dei suoi beni al nipote Sava Kosanović, figlio della sorella minore Marica, all’epoca membro del governo jugoslavo in esilio a New York. L’intera proprietà fu sigillata, tolta dal New Yorker Hotel e messa in deposito. Fu poi lo stesso Kosanović a volere che l’eredità dello zio tornasse in patria: stipata in una sessantina tra casse, bauli, valigie e barili di metallo, salpò sulla nave Serbia e arrivò nel porto di Fiume nel settembre del 1951, per poi proseguire in treno fino a Belgrado. Nel dicembre del 1952 il governo jugoslavo, con un decreto firmato da Tito in persona, istituì ufficialmente il museo; l’apertura al pubblico arrivò il 20 ottobre 1955, e fu il primo museo tecnico dell’intera Jugoslavia. Dal 1969 appartiene alla città di Belgrado. Insomma, l’uomo che l’America si tenne stretto in vita è tornato a casa da morto, in sessanta colli via mare.
Dove dormire vicino al museo Nikola Tesla
Il museo sta nel Vračar, e come già per il vicino tempio di San Sava questo è un ottimo quartiere in cui alloggiare: residenziale, elegante, pieno di caffè e ristoranti, tranquillo ma a pochi minuti dal centro. Qui trovi soprattutto appartamenti turistici ricavati nei palazzi d’epoca e piccoli hotel di quartiere, con prezzi ancora ragionevoli per gli standard europei. Se preferisci stare nel cuore turistico, la zona di Stari Grad attorno alla Knez Mihailova ti mette a distanza di passeggiata dalla fortezza e dalla vita notturna, e dal museo ti separano comunque pochi minuti. La grande piazza Slavija, snodo di mezzi a metà strada tra il museo e il centro, è la scelta pratica per chi vuole spostarsi con facilità in ogni direzione.
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Come arrivare al museo Nikola Tesla
Il museo si trova in via Krunska 51, in pieno Vračar, a circa un chilometro da piazza della Repubblica: dal centro storico ci arrivi comodamente a piedi in una ventina di minuti di passeggiata tra le vie alberate del quartiere, che è poi il modo migliore per apprezzarlo. Chi preferisce i mezzi ha vita facile: piazza Slavija, servita da un gran numero di linee di tram, filobus e autobus, è il nodo di riferimento e dista una breve camminata, e diverse linee di autobus fermano nei pressi di via Krunska. In taxi o con le app di ride-sharing è questione di pochi minuti da qualunque punto del centro. Dall’aeroporto Nikola Tesla — sì, porta il suo nome — il museo dista una ventina di chilometri, raggiungibili in taxi o con la navetta per il centro e poi un breve tragitto locale.
Quando andare al museo Nikola Tesla
Il museo è aperto dal martedì alla domenica e chiude il lunedì, quindi metti in conto questo dettaglio quando incastri l’itinerario. La cosa più importante da sapere è che la visita ruota attorno alle dimostrazioni guidate con la bobina: conviene informarsi sugli orari dei tour in inglese, perché è quello il momento in cui il museo dà il meglio, e capitarci a bobina spenta sarebbe un peccato. Essendo tutto al chiuso, la stagione conta poco: è anzi un ottimo rifugio nelle giornate di pioggia o nella calura di luglio, quando girare per la fortezza diventa faticoso. Per la visita bastano un’ora o due, il che lo rende facile da abbinare al tempio di San Sava, che è lì a due passi nello stesso quartiere. Un’accortezza: il biglietto è economico e di solito comprende la visita guidata, ma trattandosi di un museo piccolo e molto frequentato, nei periodi di punta può valere la pena verificare prima di presentarsi.
Informazioni utili
Dove si trova il museo Nikola Tesla
Il museo Nikola Tesla si trova a Belgrado, capitale della Serbia, all’indirizzo di via Krunska 51, nella municipalità di Vračar — lo stesso altopiano residenziale su cui svetta il tempio di San Sava, poco più in là. È a ridosso del centro storico, a circa un chilometro da piazza della Repubblica e a breve distanza dallo snodo di piazza Slavija, in una zona di vie tranquille e palazzine dei primi del Novecento. In pratica sei nel centro di Belgrado, ma in quella sua parte più quieta e borghese dove la città rallenta: il posto giusto, tutto sommato, per andare a trovare l’uomo che ha elettrizzato il resto del pianeta.











