
Se chiedi a un belgradese cosa vedere a Skadarlija, rischi che ti guardi come se gli avessi domandato cosa c’è da vedere in salotto: per lui non è un elenco di monumenti, è un modo di passare la serata. Eppure basta imboccare la discesa acciottolata della Skadarska ulica per capire che questo fazzoletto del centro storico, nella municipalità di Stari Grad, è la cosa più vicina che Belgrado abbia a una Montmartre parigina. In poche centinaia di metri ti aspettano le vecchie kafane con la musica dal vivo, il Tri šešira e il Dva Jelena dove si sono seduti perfino Hitchcock e Jimi Hendrix, la casa-museo del poeta pittore Đura Jakšić con la sua statua di bronzo, la statua di Joakim Vujić padre del teatro serbo, il sebilj regalato da Sarajevo, il vecchio birrificio Bajloni ormai spento, le pekare da cui esce l’odore di burek e, in fondo, il mercato. Ti racconto cosa fermarti a guardare, in ordine di quanto vale la pena.
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Le kafane e le cene con la musica dal vivo

Il vero spettacolo di Skadarlija non lo appendono a una parete: te lo servono in tavola. Le kafane, le taverne tradizionali che fiancheggiano la salita, sono l’anima del posto, e la più celebre è il Tri šešira, i Tre Cappelli, aperto nel 1864 e da allora praticamente mai chiuso. Poco più in là ci sono il Dva Jelena, i Due Cervi, che rivendica origini ottocentesche, e poi l’Ima Dana, lo Zlatni Bokal — la Caraffa d’Oro —, lo Šešir Moj e il Dva Bela Goluba. Ci si siede fuori, i tavoli che debordano sui ciottoli, e verso sera arriva quello che non ti aspetti: un trio di musicisti che ti si pianta accanto al tavolo e attacca canzoni popolari serbe finché non gli fai un cenno. All’inizio ti irrigidisci, poi ti arrendi. Nel piatto trovi ćevapi, la carne macinata alla griglia, la pljeskavica, la sarma di foglie di cavolo, il kajmak e l’ajvar di peperoni, il tutto tenuto in equilibrio da un bicchiere di rakija o da una birra locale. Se ti dicono che qui hanno mangiato Tito, il re Juan Carlos I di Spagna e il campione di scacchi Karpov, non è millanteria da menu: è più o meno la storia della casa.
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casa di Đura Jakšić

Al numero 34 della Skadarska c’è la casa dove visse e morì Đura Jakšić, poeta e pittore tra i grandi nomi del romanticismo serbo, scomparso nel 1878. Oggi è un piccolo museo, e davanti all’ingresso siede lui in persona, o meglio la sua statua di bronzo, opera di Jovan Soldatović, messa lì nel 1990: lo trovi seduto, con l’aria di chi aspetta che qualcuno gli porti da bere. Dentro, la casa non ha smesso di fare il suo mestiere: ospita ancora le cosiddette Serate Skadarlija, in cui poeti e scrittori dei giorni nostri si ritrovano a misurarsi come facevano i loro predecessori, Jakšić e Jovan Jovanović Zmaj compresi. È il punto in cui capisci che il bohémien, qui, non è un tema d’arredamento ma una faccenda che dura da più di un secolo.
La salita di ciottoli e il nome venuto da Scutari
Vale la pena fermarsi a guardare la via in sé, perché è lei l’attrazione. I ciottoli lucidi, i lampioni, le facciate basse in mattoni: sembra tutto tenuto fermo di proposito, e in parte lo è, dopo il grande restauro degli anni Sessanta che chiuse la strada al traffico e le ridiede l’aspetto di un tempo. Non è sempre stata così rispettabile. All’inizio dell’Ottocento era un posto poco raccomandabile, dove gitani, turchi e serbi si ritrovavano nelle bettole a bere e a finire le serate a suon di risse; fino al 1872 la zona era conosciuta come “quartiere zigano”, poi prese il nome dalla città albanese di Scutari, in serbo Skadar. La svolta arrivò con la posizione centrale, gli affitti bassi e la vicinanza al Teatro Nazionale, che attirarono studenti, attori e giornalisti; e soprattutto con la demolizione, nel 1901, del rinomato locale Dardanelli, che spinse l’intera compagnia di artisti a traslocare quaggiù.
Il sebilj, la fontana arrivata direttamente da Sarajevo

Verso la fine della via ti imbatti in una fontana di pietra dall’aria decisamente ottomana, un po’ fuori posto e proprio per questo memorabile: è un sebilj, dono della città di Sarajevo a Belgrado alla fine degli anni Ottanta, copia fedele della fontana della Baščaršija che sta nel cuore della capitale bosniaca. Non disseta granché, ma fa da punto d’incontro e da fondale per le fotografie di tutti quelli che, come te, sono arrivati fin qui a piedi.
Il birrificio Bajloni
Nel quartiere sopravvive, spenta, anche una vecchia fabbrica di birra: la Bajlonijeva Pivara, il birrificio Bajloni, che tra le due guerre mondiali arrivò a dare lavoro a un paio di centinaia di operai. Oggi produce solo nostalgia: la facciata conserva un murale ormai sbiadito, di quelli che invecchiano bene solo nelle intenzioni. È il genere di rudere industriale che a Skadarlija non stona affatto, perché anche qui il passato è lasciato dov’era.
La statua di Joakim Vujić
Poco distante dalla casa di Jakšić c’è un secondo belgradese di bronzo: Joakim Vujić, scrittore e attore che molti considerano il padre del teatro serbo, dopo essere stato direttore del Teatro Serbo Reale di Kragujevac negli anni Trenta dell’Ottocento. Un dettaglio da niente, se non fosse che a Skadarlija le statue non sono decorazione: sono i padroni di casa che non se ne sono mai andati.
Le pekare e l’odore di burek
Tra una galleria e un negozio di souvenir si aprono le pekare, i piccoli forni-rosticcerie da cui esce, a ogni ora, l’aroma che ti fa capire di avere fame prima ancora di deciderlo. Dentro trovi pane, ma soprattutto gibanica, projara e burek, farciti al formaggio o alla carne, da mangiare in piedi mentre continui a salire. È lo spuntino più onesto della via, e costa una frazione di una cena con l’orchestra al tavolo.
Il mercato in fondo alla via
Se arrivi in cima ti aspetta un mercato all’aperto, la parte più prosaica e più vera del quartiere: banchi di frutta e verdura, formaggi, uova, carne, tutto l’occorrente per mettere insieme un pranzo serbo con le tue mani. Non è pensato per i turisti, ed è precisamente per questo che merita i dieci minuti che gli dedichi.
Dove dormire vicino a Skadarlija
Il bello è che a Skadarlija ci puoi anche dormire: qualche antica dimora della via è stata trasformata in albergo, e la posizione ti mette a due passi da tutto. Se preferisci una base più tranquilla di notte — perché la musica, va detto, va avanti fino a tardi — ti conviene guardare al resto di Stari Grad, il centro storico, dove trovi di tutto, dalle sistemazioni essenziali a quelle più curate, restando comunque a distanza di passeggiata dalla salita acciottolata.
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Come arrivare a Skadarlija
Skadarlija si raggiunge nel modo più semplice che ci sia: a piedi. Partendo da Trg Republike, la Piazza della Repubblica, o dalla via pedonale Knez Mihailova, bastano pochi minuti in discesa e ti ci ritrovi dentro quasi senza accorgertene. La via è chiusa alle auto, quindi lascia perdere il taxi per l’ultimo tratto; e se arrivi da più lontano, la rete di autobus e tram di superficie di Belgrado ti scarica comodamente nel centro storico, da dove il resto lo fanno le tue gambe.
Quando andare a Skadarlija
Il momento giusto è la bella stagione, quando i tavoli invadono i ciottoli e la musica dal vivo esce da ogni porta: una sera di tarda primavera o d’estate ti restituisce Skadarlija al massimo delle sue possibilità. Di giorno la trovi silenziosa, quasi assonnata, ed è l’ora perfetta per fotografarla e per visitare la casa di Jakšić senza folla; è dopo il tramonto, però, che si accende davvero. Se cerchi la quiete, vai di mattina; se cerchi l’anima del posto, torna la sera.
Dove si trova Skadarlija
Skadarlija sta nel cuore di Belgrado, dentro la municipalità di Stari Grad, il centro storico della capitale serba, a un soffio dalla Piazza della Repubblica e dal Teatro Nazionale. È una strada acciottolata di qualche centinaio di metri con un pugno di vicoli laterali, incassata tra il trambusto del centro e il corso del Danubio: la trovi senza mappa, ti basta seguire la musica.











