Cosa vedere a Belgrado: guida alle attrazioni della capitale serba

Dalla fortezza sui due fiumi al tempio di San Sava, dai blocchi di cemento di Novi Beograd alle kafane di Skadarlija: tutto quello che vale una sosta.

La prima immagine che mi porto dietro di Belgrado è il punto esatto in cui la Sava si getta nel Danubio, visto dall’alto dei bastioni al tramonto, con Novi Beograd che si accende sull’altra riva. È lì che ho capito perché questa città ti resta addosso: non è bella nel senso da cartolina, è viva, contraddittoria, piena di strati che si accavallano uno sull’altro. Se ti stai organizzando il viaggio e vuoi capire cosa vedere a Belgrado senza perderti nei soliti elenchi fotocopiati, in questa guida ti racconto i posti che secondo me valgono davvero, nell’ordine in cui li metterei io.

Si parte dal cuore antico: la fortezza di Kalemegdan, il grande parco-cittadella sulla confluenza dei due fiumi, e la via Knez Mihailova, il salotto pedonale dove i belgradesi passeggiano a qualsiasi ora. Poi c’è l’anima spirituale e scientifica della città, due luoghi lontanissimi tra loro eppure entrambi identitari: il tempio di San Sava, una delle chiese ortodosse più grandi del mondo, e il museo Nikola Tesla, dove riposano letteralmente le ceneri del genio più amato dai serbi. Il Novecento jugoslavo lo incontri invece alla Genex Tower, il portale di cemento che ti dà il benvenuto arrivando dall’aeroporto, e al Museo della Jugoslavia, con la tomba di Tito e le sue stanze piene di doni arrivati da mezzo mondo.

Belgrado però è anche atmosfera pura: la sera va vissuta a Skadarlija, il quartiere bohémien delle kafane con i musicisti tra i tavoli, mentre di giorno ti consiglio di dedicare qualche ora al brutalismo di Novi Beograd, un itinerario tra architetture socialiste che a me ha conquistato più di certi monumenti classici. Completano il quadro il Museo Nazionale sulla piazza della Repubblica, per capire la storia serba dall’antichità in poi, il Waterfront, il nuovissimo lungofiume sulla Sava che divide i belgradesi ma che merita un giudizio di persona, e infine la Torre Avala, fuori città, per guardare tutto dall’alto da una torre risorta dalle bombe del 1999.

Quanto tempo serve? Con tre giorni pieni vedi tutto quello che trovi in questa guida con calma; se vuoi aggiungere la gita all’Avala senza correre e concederti qualche serata lunga in kafana, il quarto giorno è la scelta giusta.


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Fortezza di Kalemegdan

Belgrade 11000, Serbia

fortezza di kalemegdan belgrado

Se hai tempo per una sola cosa a Belgrado, è questa. Kalemegdan è la fortezza che domina la confluenza tra Sava e Danubio, il punto per cui questa città è stata costruita, distrutta e ricostruita decine di volte nel corso dei secoli: qui sono passati romani, bizantini, ungheresi, ottomani e austriaci, e ognuno ha lasciato un pezzo di mura, una porta, un bastione. Oggi tutto il complesso è un enorme parco pubblico gratuito, e questa è la cosa che me lo ha fatto amare: non è un monumento da visitare, è un posto dove i belgradesi vanno a correre, a giocare a scacchi, a baciarsi sulle panchine.

Ti consiglio di entrarci dalla fine di Knez Mihailova e di perderti senza una meta precisa: prima il parco alberato, poi le mura della città alta, le porte monumentali, e infine la terrazza panoramica dove tutti si fermano. Lì trovi il Pobednik, il “Vincitore”, la statua di bronzo di Ivan Meštrović che è diventata il simbolo della città: un uomo nudo con falcone e spada che guarda verso Novi Beograd. Dentro il perimetro ci sono anche il Museo Militare, con carri armati e cannoni esposti lungo i fossati, la piccola chiesa di Ružica addossata alle mura e il pozzo romano, oltre allo zoo cittadino sul lato del Danubio.

Il consiglio vissuto è semplice: vieni due volte. Una di giorno, per girare con calma tra mura e musei, e una al tramonto, perché la vista della confluenza con il sole che cala dietro Novi Beograd è il momento più bello che Belgrado possa regalarti, e lo sanno tutti: la terrazza si riempie, ma l’atmosfera è talmente rilassata che la folla non disturba. Mettici almeno due ore, tre se ti fermi al Museo Militare, e indossa scarpe comode: tra acciottolato, salite e discese si cammina parecchio.

Knez Mihailova

Knez Mihailova Belgrado

Knez Mihailova è la spina dorsale del centro di Belgrado: la lunga via pedonale che collega la piazza della Repubblica all’ingresso di Kalemegdan, ed è praticamente impossibile che tu non ci passi più volte al giorno durante il soggiorno. È il salotto buono della città, fiancheggiato da eleganti palazzi ottocenteschi costruiti quando la Serbia appena indipendente voleva darsi un’aria europea: alza lo sguardo sopra le vetrine dei negozi, perché il meglio sta ai piani alti, tra facciate decorate, balconi e cupolette.

A livello strada trovi quello che ti aspetti da una via pedonale di una capitale: catene internazionali, librerie, caffè con i tavolini fuori, artisti di strada e venditori di souvenir. Non è il posto dove scoprire la Belgrado nascosta, e te lo dico onestamente: è il posto dove sentire il polso della città. I belgradesi hanno un rapporto quasi rituale con questa strada, la percorrono su e giù come si fa con i corsi delle città italiane, e camminarci in mezzo la sera, quando si riempie di gente, è un’esperienza sociale prima che turistica.

Il mio consiglio è di usarla come asse per esplorare quello che c’è intorno: le vie laterali nascondono cortili, gallerie e caffè molto più interessanti di quelli sulla strada principale, e in pochi minuti a piedi raggiungi sia la piazza della Repubblica sia il quartiere di Dorćol. Non serve dedicarle tempo apposta: la vivrai per forza, e va benissimo così.

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Tempio di San Sava

Krušedolska 2a, Beograd 11000, Serbia

tempio san sava belgrado interno

Il tempio di San Sava lo vedi da mezza città, ed è questo il suo primo effetto: una mole bianca con la grande cupola verde-rame che spunta all’improvviso in fondo ai viali, sul pianoro del quartiere Vračar. È una delle chiese ortodosse più grandi del mondo, ed è dedicata a San Sava, il fondatore della chiesa ortodossa serba: il luogo non è casuale, perché secondo la tradizione fu proprio qui che gli ottomani bruciarono le sue reliquie alla fine del Cinquecento, un gesto che i serbi non hanno mai dimenticato. Costruirci sopra questo colosso è stata la risposta, arrivata però con tempi biblici: il cantiere è iniziato negli anni Trenta, si è fermato per la guerra e per i decenni socialisti, ed è ripartito solo verso la fine del Novecento.

Quando ci sono stato io, il colpo che mi ha steso è stato l’interno: per anni è rimasto un guscio vuoto di cemento, mentre oggi è ricoperto da mosaici dorati che coprono superfici enormi, con il Cristo della cupola che ti guarda da un’altezza vertiginosa. Non aspettarti la penombra raccolta delle chiese ortodosse antiche: qui tutto è monumentale, luminoso, quasi eccessivo, ma proprio per questo lascia a bocca aperta. Scendi anche nella cripta, che è un ambiente a sé, sfarzoso, con lampadari e decorazioni che sembrano usciti da un palazzo imperiale.

L’ingresso è libero, ma ricordati che è una chiesa viva: vestiti in modo sobrio, tieni un tono di voce basso e, se capiti durante una funzione, goditela in silenzio da una navata laterale, perché i canti liturgici ortodossi in uno spazio del genere valgono da soli la visita. Ti consiglio di venire nel tardo pomeriggio e di fermarti poi nel parco intorno, dove i ragazzi del quartiere si ritrovano ai piedi della statua di Karadjordje: è uno dei posti dove Belgrado è più sé stessa.

Museo Nikola Tesla

Krunska 51, Beograd 11111, Serbia

museo nikola tesla belgrado serbia

Il museo Nikola Tesla è piccolo, e te lo dico subito per non creare aspettative sbagliate: sta in una villa signorile di via Krunska, a pochi minuti a piedi dal centro, e si visita in un’ora abbondante. Eppure è uno dei musei che ricordo con più affetto, perché non è una semplice esposizione: è il santuario laico del serbo più famoso di sempre. Qui è custodita l’urna con le ceneri di Tesla, una sfera dorata su un piedistallo, e qui è conservato il suo archivio personale, un patrimonio di documenti, progetti e lettere così importante da essere entrato nel registro della Memoria del Mondo dell’UNESCO.

Il modo giusto di visitarlo è con la visita guidata, che parte a orari fissi anche in inglese: i ragazzi che la conducono, spesso studenti di ingegneria, accendono davanti a te le macchine e ti trasformano da spettatore in cavia consenziente. Ti ritroverai a tenere in mano un tubo al neon che si illumina da solo in mezzo al campo elettromagnetico della bobina di Tesla, tra scintille e capelli dritti, ed è il momento in cui capisci perché quest’uomo sembrava un mago ai suoi contemporanei. Accanto agli esperimenti ci sono gli oggetti personali, le fotografie, i modelli del motore a corrente alternata: il racconto di un genio visionario morto povero e solo a New York, che la Serbia ha riportato a casa.

Il consiglio pratico è di informarti sugli orari delle visite guidate in inglese e di arrivare un po’ in anticipo, perché le sale sono piccole e i gruppi si riempiono in fretta, soprattutto nei weekend e in alta stagione. Se viaggi con bambini o ragazzi, mettilo in cima alla lista: è il museo che li conquisterà più di tutti.

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Genex Tower

Belgrade Western Gate, Narodnih heroja 45, Beograd, Serbia

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La Genex Tower, che i belgradesi chiamano anche Porta Occidentale, è la prima cosa di Belgrado che vedi arrivando dall’aeroporto: due torri di cemento unite in alto da un ponte, con una struttura circolare appollaiata in cima, piantate come un portale gigantesco all’ingresso di Novi Beograd. È uno dei simboli del brutalismo jugoslavo, progettata da Mihajlo Mitrović negli anni Settanta, e ha quella qualità rara di sembrare contemporaneamente una rovina del futuro e un’astronave atterrata male. O la ami o la odi: io, lo ammetto, la amo.

Sii onesto con te stesso su cosa aspettarti: non è un’attrazione da visitare in senso classico. Una delle due torri è residenziale e abitata, l’altra è rimasta per anni in stato di semi-abbandono, e non contare di salire in cima. Il senso della tappa è vederla da vicino, girarci intorno, fotografarla dal basso con le sue geometrie impossibili, magari come prima fermata di un giro dedicato al brutalismo di Novi Beograd, di cui ti parlo più avanti. Il momento migliore è il tardo pomeriggio, quando la luce radente accende il cemento e le ombre disegnano la facciata. Se il tema ti appassiona anche solo un po’, la deviazione vale assolutamente la pena; se l’architettura ti lascia freddo, accontentati di guardarla bene dal taxi mentre entri in città.


Approfondimento: Come muoversi a Belgrado


Museo della Jugoslavia

Михаила Мике Јанковића 6, Beograd 11000, Serbia

Museo della Jugoslavia Belgrado Serbia

Il Museo della Jugoslavia è il posto dove andare per fare i conti con il grande fantasma che aleggia su tutta Belgrado: il paese che non esiste più. Sta sulla collina residenziale di Dedinje, un po’ fuori dal centro ma facilmente raggiungibile, e il complesso tiene insieme più anime. La più famosa è la Casa dei Fiori, il giardino d’inverno dove è sepolto Tito: una tomba di marmo bianco circondata dal verde, sobria e solenne, davanti alla quale sfilano ancora oggi nostalgici con il fazzoletto rosso al collo e semplici curiosi come me e te.

Intorno alla tomba, il museo racconta il culto della personalità del maresciallo con una collezione che da sola vale il biglietto: le migliaia di štafete, i testimoni decorati che i giovani jugoslavi si passavano di mano in mano attraverso tutto il paese per consegnarli a Tito il giorno del suo compleanno, e poi i doni ricevuti da capi di stato, delegazioni operaie e cittadini comuni di mezzo mondo. È un accumulo surreale e affascinante, che ti dice della Jugoslavia più di molti libri: un paese non allineato, corteggiato da est e da ovest, costruito attorno a un solo uomo.

Ti consiglio di non liquidarla come una tappa per nostalgici: che tu abbia simpatia o meno per quella storia, è il luogo migliore per capire il Novecento di queste terre, e le didascalie in inglese aiutano. Calcola un paio d’ore, e se puoi vai al mattino, quando i gruppi sono pochi e il giardino è silenzioso. All’uscita, il quartiere di Dedinje con le sue ville e le ambasciate merita due passi.

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Skadarlija

Skadarlija belgrado serbia

Skadarlija è la risposta di Belgrado a Montmartre, e per una volta il paragone abusato ci sta: una stradina in discesa, acciottolata e storta, dove a fine Ottocento vivevano poeti, attori e pittori squattrinati, e dove oggi si concentrano le kafane storiche della città. La kafana è un’istituzione serba che sta a metà tra la taverna, il ristorante e il salotto: ci si va per mangiare, certo, ma soprattutto per stare, bere, cantare e fare le ore piccole. Le insegne più celebri di Skadarlija, come i “Tre cappelli” e i “Due cervi”, stanno qui da più di un secolo e hanno visto passare generazioni di artisti e bohémien.

Il momento giusto per venirci è la sera. Si cena tarda, alla serba: ćevapčići, carne alla griglia, formaggi e rakija, mentre i musicisti girano tra i tavoli suonando le starogradske, le vecchie canzoni urbane che prima o poi faranno cantare anche il tavolo accanto al tuo. Sì, è una strada turistica, non te lo nascondo: i prezzi sono più alti della media cittadina e qualche locale vive di rendita. Ma l’atmosfera, se ti lasci andare, è autentica nel senso più importante: i belgradesi ci vengono ancora, soprattutto per le occasioni, e una serata qui resta uno dei ricordi più belli che puoi portarti via.

Due consigli vissuti: prenota se ci vai nel weekend, perché i locali storici si riempiono, e passa di qui anche una volta di giorno, quando la strada è quieta e puoi guardarti con calma le case basse, le targhe dei poeti e la fontana in fondo alla via. Sono due Skadarlije diverse, ed è giusto conoscerle entrambe.

Brutalismo

brutalismo belgrado

Lo so, “brutalismo” non è un’attrazione con biglietteria, ma se vieni a Belgrado senza dedicare mezza giornata alla sua architettura socialista ti perdi una delle esperienze più particolari che la città offre. Il grosso sta a Novi Beograd, la città nuova costruita dal dopoguerra in poi sulla riva sinistra della Sava, su quello che era un terreno paludoso e vuoto: un piano urbanistico di blocchi numerati, torri di cemento, prospettive infinite e spazi verdi enormi, dove vive una fetta gigantesca dei belgradesi. Non è una scenografia abbandonata: è una città funzionante, e girarla in mezzo alla vita quotidiana è quello che rende la cosa interessante.

Oltre alla Genex Tower, di cui ti ho già detto, cerca i blokovi residenziali con le loro torri scultoree, gli edifici pubblici monumentali e, tornando verso il centro sulla riva opposta, la Porta Orientale: tre torri scure che spuntano dai quartieri sudorientali come denti. Il modo migliore per esplorare è combinare mezzi pubblici o taxi con lunghe camminate, perché le distanze a Novi Beograd ingannano: tutto sembra vicino e non lo è mai. Se il tema ti prende sul serio, in città si organizzano tour guidati dedicati proprio all’architettura jugoslava, e una guida che ti racconta cosa c’è dietro quei volumi di cemento cambia completamente la percezione. Se invece vuoi solo un assaggio, la combinazione Genex più una passeggiata tra i blocchi lungo la Sava è già un ottimo compromesso.

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Museo Nazionale

Trg republike 1а, Beograd 104303, Serbia

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Il Museo Nazionale sta nel posto più centrale possibile, sulla piazza della Repubblica, nel palazzo storico che chiude la piazza alle spalle della statua equestre del principe Mihailo, il punto di ritrovo per eccellenza dei belgradesi. È rimasto chiuso per lavori per talmente tanti anni da diventare un tormentone cittadino, ed è stato finalmente riaperto nel 2018: oggi è la visita giusta se vuoi mettere in fila la storia di queste terre, dalla preistoria al Novecento, in un paio d’ore.

Il percorso parte dal pezzo che da solo giustifica il biglietto: i reperti di Lepenski Vir, l’insediamento preistorico scoperto sulle rive del Danubio, con le sue enigmatiche sculture di pietra dai volti di pesce che hanno migliaia di anni e sembrano arte contemporanea. Si prosegue con l’epoca romana e medievale, dove è custodito anche il Vangelo di Miroslav, il più prezioso manoscritto serbo, per poi salire alle collezioni di pittura, che accanto agli artisti serbi e jugoslavi allineano una selezione di maestri europei che non ti aspetti in una capitale balcanica.

Onestamente non è un museo sterminato come il Louvre, e questo per me è un pregio: si visita senza spezzarsi la schiena. Ti consiglio di infilarlo in un pomeriggio incerto o in una giornata di pioggia, che a Belgrado può capitare in qualsiasi stagione, e di controllare prima giorni e orari di apertura, perché come molti musei serbi osserva il giorno di chiusura settimanale.

Waterfront

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Il Belgrade Waterfront, che i serbi chiamano Beograd na vodi, è il capitolo più recente e più discusso della città: un enorme progetto immobiliare che ha trasformato la riva destra della Sava, nella zona della vecchia stazione ferroviaria, in un quartiere di torri di vetro, residenze di lusso, un centro commerciale gigantesco e una lunga passeggiata pedonale sull’acqua, dominata dalla sagoma affusolata della Kula Belgrade, il grattacielo più alto del paese. I belgradesi sono spaccati: c’è chi lo vive come il simbolo della città che guarda avanti e chi lo considera uno sfregio calato dall’alto. Ti dico la mia: architettonicamente non mi ha fatto impazzire, ma la passeggiata lungo la Sava è piacevole davvero, soprattutto al tramonto, e vederlo di persona è il solo modo per farti un’idea tua.

La tappa funziona bene in combinazione con il resto: dalla zona di Savamala risali il lungofiume, cammina sulla promenada tra famiglie, runner e monopattini, e goditi la vista sull’altra riva. Un’ora o poco più basta, a meno che il centro commerciale non ti chiami: in quel caso sappi che dentro ci si perde. Non è la Belgrado che ricorderai con più affetto, ma è la Belgrado che verrà, e secondo me vale la pena averla vista.

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Torre Avala

Put za Avalski toranj bb, Municipalità di Voždovac, Belgrado, Serbia

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La Torre Avala è la gita fuori porta perfetta per chiudere il viaggio: sta sul monte Avala, la collina boscosa a sud della città, e ci si arriva in una mezz’oretta abbondante di strada dal centro. La torre delle telecomunicazioni che vedi oggi è una risorta: quella originale, orgoglio della Jugoslavia, venne abbattuta dai bombardamenti NATO del 1999, e i serbi la ricostruirono praticamente identica riaprendola nel 2010, con una campagna di donazioni popolari che ti dice quanto questo traliccio di cemento significhi per loro. Si sale in ascensore fino alla piattaforma panoramica e, nelle giornate limpide, la vista spazia su Belgrado, sul Danubio e sulle pianure a perdita d’occhio.

Non aspettarti chissà quale esperienza oltre al panorama: la torre è essenzialmente un belvedere con caffetteria, e il bello della gita sta tanto nella destinazione quanto nel contesto. Il monte Avala è il polmone verde dei belgradesi, pieno di sentieri e aree picnic, e a pochi passi dalla torre trovi il monumento all’Eroe Ignoto, il solenne mausoleo di granito nero progettato da Ivan Meštrović, lo stesso scultore del Vincitore di Kalemegdan, con le sue cariatidi in costume tradizionale. Il consiglio è di venirci in una giornata tersa, magari l’ultima mattina prima di ripartire, combinando torre, monumento e una camminata nel bosco: mezza giornata ben spesa, lontano dal rumore della città che hai appena imparato ad amare.


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Se ti avanza del tempo

Undici tappe sono già un bel programma, ma Belgrado è una città che premia chi si ferma un giorno in più. Se ti avanza tempo, il mio primo consiglio è Ada Ciganlija, l’isola sulla Sava che i belgradesi chiamano il loro mare: d’estate ci si fa il bagno nel lago, il resto dell’anno è perfetta per pedalare o camminare lungo l’acqua. Poi c’è Zemun, che tecnicamente è un quartiere ma nell’anima è ancora una cittadina asburgica a parte, con il suo lungodanubio pieno di ristoranti di pesce e la salita alla torre di Gardoš per il panorama. In pieno centro, invece, ti bastano pochi minuti per due tappe veloci ma piene di carattere: la piazza allungata di Terazije, il crocevia storico della città, e affacciato proprio su di essa l’Hotel Moskva, il palazzo in stile secessione più fotografato di Belgrado, dove ti consiglio di sederti almeno per un caffè e una fetta della sua celebre torta. E se gli aerei ti dicono qualcosa, il museo dell’Aviazione accanto all’aeroporto Nikola Tesla, con la sua avveniristica cupola di vetro e i resti dei velivoli abbattuti nel 1999, è la tappa ideale da incastrare prima del volo di ritorno.

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