Cosa vedere al tempio di San Sava, il gigante ortodosso di Belgrado

Sinan Pascià bruciò le ossa di San Sava proprio su questo pianoro, nel 1595. Quattro secoli dopo i serbi gli hanno costruito sopra la chiesa più grande dei Balcani.

Ci sono edifici che una città li contiene, e altri che è la città a starci dentro. Il tempio di San Sava appartiene alla seconda categoria: lo vedi da mezza Belgrado, bianco e enorme sulla collina del Vračar, e quando finalmente ci arrivi sotto ti accorgi che le foto non avevano reso l’idea. Se ti stai chiedendo cosa visitare al tempio di San Sava, ti anticipo subito che qui la visita è fatta di strati: c’è l’interno con la grande cupola del Cristo Pantocratore e i mosaici dorati che coprono ogni superficie disponibile, c’è la cripta al piano inferiore con i suoi lampadari e la tomba di un despota, c’è la storia terribile del luogo — perché il tempio sorge esattamente dove nel 1594 gli ottomani bruciarono le reliquie del santo — e c’è la vicenda del cantiere più lungo e testardo dei Balcani, iniziato nel 1935 e mai davvero concluso.

Fuori ti aspettano il travertino e le cupole di rame con le loro quarantanove campane, la piccola chiesa di San Sava con le icone di scuola russa, e il Karađorđev Park con i monumenti al santo e a Karađorđe, il primo sovrano della Serbia liberata. In chiusura, come sempre, ti dico dove dormire, come arrivare, quando andare e dove si trova di preciso.


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L’interno e la cupola del Cristo Pantocratore

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Dentro San Sava accade una cosa che non capita spesso nelle chiese monumentali: l’oro vince sul marmo. Alzi gli occhi e la cupola centrale — trenta metri e mezzo di diametro interno, sospesa a un’altezza che mette in imbarazzo il collo — ti guarda con la figura del Cristo Pantocratore, il Cristo “signore di tutto” della tradizione bizantina, che qui ha lo spazio per esserlo davvero. Attorno e sotto, i mosaici a fondo dorato si prendono pareti, semicupole e volte, e quando la luce entra dalle cinque finestrelle ad arco sopra l’abside l’effetto è quello di stare dentro un gigantesco reliquiario acceso. Il progetto musivo è opera recente, disegnato dal russo Nikolai Mukhin dell’Accademia di Belle Arti di Russia e realizzato da decine di maestri mosaicisti in anni di lavoro: un mestiere antico applicato su scala industriale.

Il resto dell’interno tiene il passo: travertino scolpito a motivi floreali, marmi policromi a disegni geometrici nel registro inferiore, gallerie sorrette da colonnati in porfido verde con sopra un fregio finemente decorato. La pianta è una croce greca con quattro absidi sormontate da semicupole, e i numeri, se ti piacciono i numeri, sono di quelli che si ricordano: 91 metri di lunghezza, 81 di larghezza, oltre ottomila metri quadrati di superficie interna e una capienza pensata per diecimila fedeli. La cosa più onesta che posso dirti è che i lavori di decorazione non sono mai davvero finiti — delle due cappelle sui lati est, per dire, solo quella sud è completata — ma questo, invece di rovinare la visita, la rende stranamente viva: è una cattedrale che cresce mentre la guardi.


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La cripta dorata

icona cripta san sava belgrado serbia

La sorpresa migliore del tempio sta sotto i tuoi piedi. Si scende al piano inferiore e si entra nella cripta, che se il piano di sopra gioca sulla vertigine, qui punta tutto sull’abbraccio: uno spazio scandito da colonne, soffitti dorati, lampadari sontuosi e pareti interamente coperte di affreschi e mosaici, con un’aria da Bisanzio privata che il salone superiore, per forza di dimensioni, non può avere. Qui sono custoditi il tesoro di San Sava e la tomba del despota Stefan Lazar Hrebeljanović, venerato come santo dalla Chiesa ortodossa. Ho visto visitatori entrare nella cripta per curiosità e uscirne dopo mezz’ora buona: succede. Se devi scegliere dove spendere il tempo della visita, dividi equamente tra sopra e sotto, e non te ne pentirai.

Il luogo del rogo delle reliquie di San Sava

Per capire perché i serbi abbiano costruito qui una chiesa così sproporzionata a qualunque esigenza pratica, bisogna tornare al 1594. La Serbia era sotto il dominio ottomano e il popolo aveva nei monasteri ortodossi i suoi punti di riferimento spirituali e politici; quello di Mileševa, che custodiva il corpo di san Sava, attirava pellegrini da tutto il mondo ortodosso. Ai governanti turchi la cosa piaceva sempre meno, finché il Gran Visir Sinan Pascià ordinò di esumare il corpo del santo, portarlo sulla collina del Vračar, a pochi chilometri dalle mura della città, e bruciarlo su una grande pira, in modo che di quel culto non restasse nulla.

Andò nel modo esattamente opposto. Nel 1895, a liberazione avvenuta, i serbi decisero di santificare il luogo dello scempio: prima una piccola chiesa commemorativa, poi una società fondata apposta per costruirne una degna del santo. E il santo, va detto, meritava: Sava — al secolo Rastko Nemanjić, figlio di Stefan Nemanja, il fondatore dello stato medievale serbo — si fece monaco giovanissimo rinunciando al trono, fondò la Chiesa ortodossa serba autocefala, aprì scuole e monasteri e fece anche il diplomatico per conto del regno. È il padre spirituale della nazione, festeggiato ogni 14 gennaio, e il tempio è la risposta, con quattro secoli di ritardo, alla pira di Sinan Pascià: hai bruciato le reliquie, noi sul punto esatto ci abbiamo messo una delle chiese ortodosse più grandi del mondo.

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Il cantiere più testardo dei Balcani

La storia della costruzione merita un capitolo suo, perché è una specie di riassunto del Novecento serbo. Il primo concorso di architettura, bandito nel 1905, finì con le opere giudicate all’Accademia di Belle Arti di San Pietroburgo e bocciate in blocco: nessuna era all’altezza del luogo. Poi arrivarono la guerra con la Bulgaria e la prima guerra mondiale, e non se ne fece niente. Si ripartì negli anni Venti, con un nuovo concorso nel 1926, finché nel 1930 il patriarca Barnaba affidò il progetto agli architetti Aleksandar Deroko e Bogdan Nestorović. I lavori iniziarono nel 1935; sei anni dopo, il 6 aprile 1941, Belgrado fu bombardata dai tedeschi, che poi si installarono con un contingente dentro le mura incompiute e saccheggiarono gli uffici della società costruttrice. A guerra finita l’area servì da accampamento per truppe sovietiche e partigiane, e il nuovo governo comunista decise che una cattedrale monumentale non era esattamente in cima alle priorità: cantiere congelato.

Il seguito è la parte che preferisco: il patriarca German chiese il permesso di riprendere i lavori e se lo vide rifiutare ottantotto volte, finché nel 1984 la spuntò. Ottantotto. C’è tutta la pazienza balcanica in quel numero. I lavori ripartirono il 12 agosto 1985, il 13 maggio 2000 il patriarca Pavle consacrò il tempio ancora incompiuto, la facciata fu terminata nel 2002 e gli esterni nel 2017, mentre gli interni sono tuttora un’opera in divenire. Un secolo abbondante di storia per una chiesa: quando la visiti, la stai cogliendo in flagrante.

L’esterno, il travertino e le quarantanove campane

chiesa san sava belgrado serbia

Da fuori il tempio è un massiccio blocco di marmo travertino sormontato da cupole rivestite di rame, ognuna con la sua croce dorata: la cupola centrale, le quattro semicupole sulle absidi e la corona di cupolette sopra contrafforti e torri. L’altezza fino alla croce è di 79 metri, il che spiega perché il profilo di San Sava spunti da mezza città. Le torri sul lato ovest fanno da campanili e contengono in tutto quarantanove campane — la più grande misura 104 centimetri di diametro — più quarantacinque carillon: quando suonano, il Vračar lo sa.

Lo stile è il neobizantino, con un rimando dichiarato alla Santa Sofia di Istanbul, e qui devo essere onesto: non a tutti piace. Una parte della critica ha giudicato l’edificio anacronistico, artificioso, perfino “un capolavoro kitsch”. Io ti dico come la vedo: forse i critici hanno le loro ragioni sui manuali, ma quando il travertino prende il sole del tardo pomeriggio e le croci dorate si accendono, il kitsch, se c’è, funziona benissimo.

La chiesetta di San Sava

A sinistra dell’ingresso del tempio, quasi schiacciata dal confronto, resiste la piccola chiesa di San Sava, l’erede diretta di quella cappella commemorativa di fine Ottocento, usata per il culto in attesa che il gigante accanto venga ultimato. È il posto dove vanno i fedeli del quartiere mentre i turisti fotografano il colosso, e proprio per questo vale la deviazione: dentro trovi una splendida iconostasi e dipinti di scuola russa, e soprattutto trovi la versione a misura d’uomo della stessa devozione. Cinque minuti, un’atmosfera che il tempio grande, per sua natura, non può darti.

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Il Karađorđev Park e i monumenti

Il tempio è circondato da un ampio parco, il Karađorđev Park, che fa da cuscinetto verde tra la mole della chiesa e la città. Qui trovi la casa parrocchiale, il palazzo della biblioteca nazionale e due monumenti che si guardano le spalle a vicenda: quello a san Sava, sul lato nord, e quello a Karađorđe Petrović, il capo della prima rivolta serba e primo sovrano della Serbia autonoma dal potere ottomano. La coppia non è casuale: il padre spirituale della nazione e il suo padre politico, piazzati attorno alla chiesa che celebra la sopravvivenza di entrambe le cose. Il parco è anche il punto giusto per la fotografia d’insieme del tempio, con abbastanza distanza da farcelo stare tutto.

Dove dormire vicino al tempio di San Sava

Il quartiere del tempio è Vračar, ed è un’ottima base anche al di là della chiesa: una zona residenziale elegante, piena di caffè e ristoranti, più tranquilla del centro ma a distanza di passeggiata da piazza Slavija e, da lì, da tutto il resto. Qui la scelta va dagli appartamenti turistici ricavati nei palazzi borghesi ai piccoli hotel di quartiere. Se preferisci stare nel cuore turistico della città, punta sul centro storico di Belgrado e sulla zona attorno alla Knez Mihailova: dal tempio ti separa una camminata lunga ma piacevole lungo l’asse di via Kralja Milana, oppure un breve tragitto in tram. La zona di Slavija, a metà strada, è la soluzione di compromesso: ben collegata, vivace, con una buona offerta di sistemazioni di ogni fascia.


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Come arrivare al tempio di San Sava

Il tempio si trova sulla sommità dell’altopiano del Vračar, e il modo più scenografico di arrivarci dal centro è a piedi: da Terazije imbocchi via Kralja Milana, arrivi alla grande rotonda di piazza Slavija e da lì sali verso il Karađorđev Park, con la cupola che ti fa da bussola per tutto il tragitto — è l’ultimo di una serie di edifici monumentali costruiti lungo lo stesso asse che parte dalla fortezza del Kalemegdan e passa per il palazzo Albanija e il grattacielo Beograđanka. Se preferisci i mezzi, il tram ti lascia alla fermata Karađorđev park, praticamente sul posto, e la fermata degli autobus più comoda è Katanićeva, a un paio di centinaia di metri dall’ingresso del parco. In taxi basta dire “Hram” e il conducente capisce al volo: è uno di quei monumenti che non hanno bisogno dell’indirizzo.

Quando andare al tempio di San Sava

Il tempio è aperto tutti i giorni, dalla mattina alla sera, e l’ingresso è gratuito, il che ti lascia libertà totale sull’orario. Il mio consiglio è di andarci due volte, se il tuo itinerario lo consente: al mattino presto, quando i turisti sono pochi, la luce entra pulita dalle finestre e dentro trovi soprattutto fedeli, e nel tardo pomeriggio, quando il sole basso incendia il travertino e le croci dorate. Tieni presente che è un luogo di culto attivo: spalle e ginocchia coperte sono la regola, e durante le funzioni conviene muoversi con discrezione — anzi, assistere a una liturgia ortodossa, con i canti che rimbalzano sotto la cupola, è un’esperienza che vale da sola la visita. Per la visita metti in conto da mezz’ora abbondante fino a un paio d’ore se scendi in cripta con calma; le stagioni migliori per godersi anche il parco sono, come per tutta Belgrado, la primavera e l’autunno.

Informazioni utili

  • Biglietto di ingresso: –
  • Indirizzo: Krušedolska 2a, Beograd 11000, Serbia
  • Orari: lun. – dom. 08:00 – 20:00
  • Trasporti: Bus 18 N, fermata “Karađorđev park”

Dove si trova il tempio di San Sava

Il tempio di San Sava si trova a Belgrado, capitale della Serbia, nella municipalità di Vračar, in cima all’altopiano omonimo che domina la città: è questa posizione sopraelevata, unita ai suoi 79 metri d’altezza, a renderlo visibile da una quantità sorprendente di punti della capitale. L’indirizzo è in zona Krušedolska, sul piazzale di Svetosavski trg, a ridosso del Karađorđev Park. Dal centro storico lo separano circa mezz’ora a piedi lungo l’asse che da piazza Slavija, attraverso via Kralja Milana, conduce a Terazije, alla Knez Mihailova e infine alla fortezza di Kalemegdan: in pratica, il tempio e la fortezza sono i due capolinea monumentali della stessa linea immaginaria che attraversa Belgrado.

Cosa vedere vicino al Tempio di San Sava

Piazza Slavija

2.6 Km

Museo Nikola Tesla

3.2 Km

Parco Karađorđev

600 m

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