
Ci sono edifici che si limitano a stare al loro posto, e altri che sembrano aver deciso il posto per tutti gli altri: il Teatro Nazionale appartiene alla seconda categoria, perché è stato tirato su nel 1868 sopra le fondamenta della vecchia Porta di Stambol e, così facendo, ha di fatto disegnato la piazza della Repubblica attorno a sé.
Chi arriva qui con la curiosità di sapere cosa vedere in questo edificio scopre presto che non si tratta di un museo da attraversare in fila indiana, ma di un organismo vivo con quasi centosessant’anni sul groppone: una facciata rimaneggiata così tante volte da aver perso e ritrovato lo stile originale, una sala principale che è passata attraverso incendi, bombardamenti e ricostruzioni, un secondo palcoscenico intitolato all’attore Raša Plaović, tre compagnie — opera, balletto e prosa — che convivono sotto lo stesso tetto, e una manciata di storie che meritano di essere raccontate: dall’architetto Aleksandar Bugarski che si ispirò alla Scala di Milano, alla prima scuola di recitazione serba aperta qui nel 1870, fino alla notte del 1999 in cui questo teatro rimase l’unico ad alzare il sipario mentre fuori cadevano le bombe. In fondo alla pagina, come sempre, ti dico dove dormire nei paraggi, come arrivare, quando andare e dove si trova esattamente.
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La facciata su piazza della Repubblica

La prima cosa che vedi, e probabilmente l’unica che vedrai se non hai il biglietto per uno spettacolo, è la facciata che dà sulla piazza della Repubblica. Vale la pena fermarsi e guardarla con un minimo di attenzione, perché non è la facciata originale: quella, progettata da Aleksandar Bugarski — l’architetto più prolifico della Belgrado ottocentesca — era un elegante volume ispirato alla Scala di Milano, costruita una ventina d’anni prima. Poi arrivarono le ricostruzioni, e come capita alle cose molto amate e molto maltrattate, il teatro cambiò pelle più volte. Quella che ti trovi davanti oggi è il risultato di un lavoro lungo e travagliato, con torri d’angolo per le scale e un lessico decorativo che mescola elementi diversi: purezza e armonia dell’edificio del 1869 sono andate perdute per strada, sostituite da qualcosa di più stratificato e, a modo suo, più sincero.
Guardando l’edificio ripenso sempre alla stranezza della sua posizione: sorge dove un tempo c’era la Porta di Stambol, il varco ottomano che segnava l’ingresso alla città, e nelle fondamenta vennero riutilizzate pietre di quella stessa porta demolita. C’è qualcosa di splendidamente serbo in tutto questo — costruire il tempio della cultura nazionale letteralmente sopra i resti del dominio straniero, e con i suoi stessi mattoni.
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La sala grande e il suo interno

Il vero spettacolo, prima ancora dello spettacolo, è la sala principale. Se riesci a procurarti un biglietto — ed è il modo migliore, forse l’unico davvero soddisfacente, per vedere davvero questo posto — ti ritrovi in un auditorium che porta i segni di tutte le sue vite. Nel grande rifacimento tra il 1911 e il 1922, con i lavori interrotti a più riprese dalle guerre balcaniche e dalla Prima guerra mondiale, l’interno venne decorato senza badare a spese: superfici, palchi, pilastri e soffitti ricoperti di stucchi e sottili strati d’oro, con il palco reale a fare da centro di gravità. I soffitti furono affrescati dal pittore russo Stepan Kolesnikov, uno di quegli artisti emigrati che portarono a Belgrado il loro gusto e la loro mano.
La sala che vedi oggi porta anche i segni dell’ultima grande ricostruzione, quella degli anni Ottanta, quando il teatro era ormai quasi inservibile. La capienza del palcoscenico principale si aggira sui settecento posti, il che ne fa una sala di dimensioni importanti ma non intimidatorie: abbastanza grande da giustificare un’opera con tutti i suoi orpelli, abbastanza raccolta da farti sentire dentro la storia invece che semplice spettatore. Un dettaglio che mi piace: dell’edificio originale di Bugarski, dopo tutti gli stravolgimenti, è sopravvissuto un medaglione con il profilo del principe Mihailo, collocato sopra il boccascena. Un piccolo testardo frammento di Ottocento che si è rifiutato di andarsene.
Il palcoscenico Raša Plaović
Il Teatro Nazionale non ha una sola sala ma due, e la seconda merita il suo paragrafo. Il palcoscenico Raša Plaović, intitolato al celebre attore e regista serbo, è lo spazio più piccolo e più intimo, con una capienza attorno ai trecento posti. È qui che finiscono spesso le produzioni più contemporanee, i drammi da camera, gli spettacoli che avrebbero poco senso persi nell’ampiezza della sala grande. Se la sala principale è il luogo della grande liturgia — l’opera, il balletto in costume, le occasioni solenni — la Raša Plaović è dove il teatro respira più vicino al pubblico, dove la parola conta più della scenografia. Averle entrambe sotto lo stesso tetto significa che nell’arco di una stagione il repertorio spazia dai classici tonanti alle narrazioni intime, e la programmazione è quasi sempre in movimento.
Le tre compagnie: opera, balletto e prosa
Quello che rende il Teatro Nazionale più di un bell’edificio è che ospita, sotto lo stesso tetto, tre ensemble artistici distinti: opera, balletto e prosa. È una convivenza che ha una sua cronologia precisa. La prosa è la più antica, nata con il teatro stesso nel 1868. L’opera si affacciò più tardi: il 1913, con una messa in scena del Trovatore di Verdi, è considerato il vero inizio della compagnia lirica, interrotta quasi subito dalla guerra e poi ricostituita, con la Madama Butterfly di Puccini rappresentata nel febbraio del 1920. Il balletto è il più giovane dei tre: nacque dopo la Prima guerra mondiale, grazie all’arrivo di artisti russi, e mise in scena la sua prima produzione — Lo schiaccianoci di Čajkovskij — nel gennaio del 1923.
Includendo i programmi ospiti, il teatro porta in scena oltre seicento rappresentazioni l’anno, per un pubblico che sfiora le centocinquantamila persone. Sono numeri che raccontano un’istituzione tutt’altro che imbalsamata: chi immagina un teatro nazionale come un mausoleo per pochi nostalgici si sbaglia di grosso. C’è poi un dettaglio che dice molto sull’ambizione originaria del posto: già nel 1870, appena due anni dopo la fondazione, qui venne aperta la prima scuola di recitazione serba, pensata per innalzare il livello professionale degli attori. Il teatro, insomma, non voleva solo mettere in scena la cultura serba: voleva fabbricarla.
La notte dei bombardamenti del 1999
Se dovessi scegliere una sola storia per capire cosa rappresenti questo teatro per Belgrado, sceglierei questa. Durante i settantotto giorni dei bombardamenti NATO del 1999, tra i momenti più duri della storia recente serba, il Teatro Nazionale fu l’unico ad aprire le porte al pubblico. Per un solo dinaro simbolico si potevano vedere opere, balletti e spettacoli di prosa, con orari insoliti — dalle tre alle sei del pomeriggio — perché in quella finestra oraria la città non veniva colpita. Il direttore d’orchestra Alberto Zedda, nome di primo piano nel mondo dell’opera, disse in seguito che in quei giorni terribili l’Opera di Belgrado stava scrivendo alcune delle pagine più dignitose della storia della lirica mondiale. Ripenso a quella scena ogni volta che passo davanti alla facciata: gente seduta in platea al pomeriggio, ad ascoltare Verdi, mentre aspetta che ricomincino le sirene. È il genere di testardaggine culturale che nessuna guida turistica riesce a mettere in una didascalia.
Le tante vite dell’edificio
Vale la pena tenere a mente, mentre guardi il teatro, quante volte è stato costruito e ricostruito, perché è la sua biografia a renderlo interessante. L’edificio venne completato in fretta, in poco più di un anno, e inaugurato il 30 ottobre 1869 con La fama postuma del principe Mihailo di Đorđe Maletić — uno spettacolo rimasto negli annali perché, quando un attore comparve in scena a cavallo nei panni del principe da poco assassinato, parte del pubblico credette per un istante di vederlo vivo. Da allora, un cantiere quasi permanente: i primi ampliamenti già nel 1870, il grande rifacimento del 1911–1922 che stravolse lo stile di Bugarski, i danni dei bombardamenti tedeschi del 1941 e le riparazioni degli anni successivi, la ricostruzione del 1964–65 e infine il grande intervento del 1986–1989, concluso con la riapertura del 15 ottobre 1989 e la messa in scena dell’Orestea di Eschilo. In queste mura, tra l’altro, la Grande Assemblea Costituente adottò la celebre Costituzione del 1888. Poche pietre a Belgrado hanno visto passare così tanta storia restando in piedi.
Piazza della Repubblica tutt’intorno

Non puoi visitare il Teatro Nazionale senza, di fatto, visitare la piazza della Repubblica, perché i due sono nati insieme e si tengono in piedi a vicenda. Al centro dello spiazzo troneggia il monumento equestre al principe Mihailo Obrenović, uno dei luoghi d’appuntamento più usati della città — il classico “ci vediamo al cavallo”. Intorno c’è tutto il resto: caffè, negozi, la mole del Museo Nazionale della Serbia proprio accanto al teatro, con la sua collezione d’arte e reperti. È la ragione per cui consiglio sempre di trattare il teatro come parte di una serata più ampia: prima lo spettacolo, poi un giro tra i tavolini della piazza, o viceversa una passeggiata di ricognizione seguita da una cena nei paraggi. La zona pedonale di Knez Mihailova, che parte da qui, è a due passi.
Dove dormire vicino al Teatro Nazionale di Belgrado
Qui hai la fortuna di trovarti già nel punto giusto: il Teatro Nazionale è nel cuore assoluto di Belgrado, e dormire nei dintorni significa avere sotto casa il meglio della città. La zona di Stari Grad, il centro storico attorno alla piazza della Repubblica e alla via pedonale Knez Mihailova, è la scelta più comoda in assoluto — esci dall’albergo e in pochi minuti sei al teatro, alla fortezza di Kalemegdan o lungo il fiume. È anche la zona con l’offerta più varia, dagli alberghi storici di rappresentanza agli hotel di catena fino agli appartamenti in affitto. Se preferisci pagare qualcosa in meno e non ti dispiace una camminata di dieci-quindici minuti, la zona attorno a piazza Slavija o il quartiere di Vračar restano ottime basi, ben collegate e piene di vita. In tutti i casi, per gli standard delle capitali europee, i prezzi di Belgrado restano ancora gentili.
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Come arrivare al Teatro Nazionale di Belgrado
Il bello di questo indirizzo è che praticamente non serve arrivarci: se stai già girando il centro, il teatro te lo ritrovi davanti. La piazza della Repubblica è il crocevia naturale della città, alla fine della via pedonale Knez Mihailova, ed è servita da una quantità di linee di tram e autobus che convergono qui da ogni direzione — vale comunque la pena controllare gli orari cittadini, perché linee e fermate ogni tanto vengono ritoccate. A piedi dalla fortezza di Kalemegdan o dal quartiere di Dorćol sono pochi minuti di passeggiata. Se arrivi in taxi, “Trg Republike” o “Narodno pozorište” sono riferimenti che qualsiasi autista riconosce al volo. L’unica cosa che ti sconsiglio è la macchina: sei in piena zona pedonale e semipedonale, e parcheggiare da queste parti è una piccola impresa.
Quando andare al Teatro Nazionale di Belgrado
Dipende da cosa vuoi vedere. Se ti basta la facciata e la piazza, il teatro è lì a ogni ora, e la sera, illuminato, con il monumento al principe Mihailo davanti e i tavolini dei caffè tutt’intorno, dà il meglio di sé. Ma il modo giusto di “vedere” davvero questo posto è entrarci per uno spettacolo, e qui vale qualche accortezza: la stagione teatrale va grossomodo dall’autunno alla tarda primavera, con l’estate più scarica, quindi se il tuo interesse è assistere a un’opera o a un balletto punta ai mesi freddi. Controlla il calendario sul sito del teatro con un po’ di anticipo e prenota i biglietti per tempo, soprattutto per i titoli più richiesti, che vanno esauriti. Non c’è un codice di abbigliamento rigido, ma trattandosi di una sala storica un abbigliamento curato è la scelta più in tono. Le fotografie negli spazi pubblici del teatro sono di norma consentite, ma durante le rappresentazioni si spengono telefoni e macchine fotografiche, per rispetto degli artisti e di chi ti sta accanto.
Informazioni utili
Dove si trova il Teatro Nazionale di Belgrado
Il Teatro Nazionale si trova a Belgrado, in Serbia, in piazza della Repubblica, all’angolo tra le vie Vase Čarapića e Francuska, nel cuore del centro cittadino. È uno dei punti di riferimento più centrali della capitale: a fianco ha il Museo Nazionale della Serbia, davanti la piazza con il monumento equestre, e a pochi passi l’imbocco della via pedonale Knez Mihailova, che scende verso la fortezza di Kalemegdan e la confluenza tra la Sava e il Danubio. Difficile immaginare una collocazione più centrale — d’altra parte, come dicevo all’inizio, è stato il teatro a plasmare la piazza, e non il contrario.











