
C’è una piccola stortura che pochi notano e che spiega tutto: la chiesa di San Marco non è orientata come dovrebbe. Per incastrarsi nella griglia stradale già esistente, il patriarca dovette concedere un permesso speciale perché deviasse di dieci gradi dalla regola canonica, così che l’ingresso finisse allineato con la via di fronte. È il genere di dettaglio che amo, perché racconta un edificio nato dal compromesso tra l’ambizione e la realtà. E di compromessi, questa chiesa, ne ha vissuti parecchi.
Chi si chiede cosa vedere alla chiesa di San Marco trova un tempio serbo-bizantino con cinque cupole modellato sul monastero medievale di Gračanica, la seconda chiesa più grande della Serbia dopo il Tempio di San Sava, rimasta ufficialmente incompiuta da più di ottant’anni eppure ricchissima di cose da guardare: il mosaico dell’abside che detiene un primato mondiale; la tomba in marmo dell’imperatore Stefan Dušan; la cripta dove riposano gli ultimi Obrenović uccisi nel golpe di maggio; il tesoro di icone tra Sette e Ottocento; la facciata a bande rosse e gialle; e il parco Tašmajdan tutt’intorno, con le sue grotte e la sua storia sotterranea. In fondo alla pagina ti dico dove dormire, come arrivare, quando andare e dove si trova.
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L’architettura serbo-bizantina e le cinque cupole

La prima cosa che colpisce è la mole. La chiesa è lunga 62 metri, larga 45 e la cupola principale si spinge fino a sessanta metri d’altezza, dimensioni che ne fanno uno dei più grandi edifici religiosi del paese. A progettarla, tra il 1931 e il 1940, furono i fratelli Petar e Branko Krstić, entrambi professori alla facoltà di architettura di Belgrado, che presero a modello dichiarato il monastero di Gračanica, in Kosovo, uno dei capolavori dell’architettura serba medievale. Il risultato è un esercizio di stile serbo-bizantino con cinque cupole, archi slanciati e — il particolare che rende la facciata immediatamente riconoscibile — un rivestimento a bande alternate di pietra rossa e gialla, che dà all’insieme un ritmo quasi tessile.
Sopra il portale d’ingresso, ad accogliere chi entra, c’è un mosaico dell’apostolo ed evangelista Marco, realizzato da Veljko Stanojević nel 1961. È il tipo di edificio che conviene guardare prima da lontano, per coglierne la sagoma compatta e le proporzioni, e poi da vicino, per il gioco cromatico delle pietre. Prima della guerra era la più grande chiesa ortodossa della Jugoslavia, e nelle intenzioni doveva diventare addirittura la chiesa del trono del regno: un’ambizione che la storia, con le sue guerre e le sue interruzioni, ha ridimensionato ma non cancellato.
Il mosaico da record nell’abside
Se dovessi indicarti una sola cosa da non perdere, è quello che sta sopra l’altare. Sull’abside, alta una ventina di metri, campeggia un enorme mosaico realizzato con tessere di vetro veneziano dal pittore Đuro Radlović, intitolato Bogorodica Širšaja, cioè “Madre di Dio più vasta dei cieli”. È ritenuto il più grande mosaico mai collocato nell’abside di un altare al mondo: si estende per circa centotrenta metri quadri, di cui una ottantina occupati dalla sola figura della Vergine, e in ogni metro quadrato sono incastonate tra dieci e quindicimila tessere di vetro. Sono numeri che, quando alzi la testa e li traduci in quello che stai guardando, danno le vertigini.
L’iconostasi centrale, in marmo, fu disegnata dall’architetto Zoran Petrović nel 1992, mentre le icone a mosaico che la compongono sono ancora opera di Radlović, eseguite tra la fine degli anni Novanta. Il cantiere decorativo, del resto, non si è mai davvero fermato: nell’estate del 2022 è stato posato, sul soffitto alto una trentina di metri sopra l’altare, un altro grande mosaico che raffigura il Cristo in trono affiancato da due angeli, composto da milioni di tessere di vetro veneziano cotto. Vale la pena sapere che la chiesa ha tre altari — quello centrale più due laterali dedicati a santi diversi — e che sopra l’iconostasi, verso l’ingresso, si trova il mosaico dell’Ultima Cena, un altro dei pezzi che le guide locali raccomandano di cercare con lo sguardo.
La tomba dell’imperatore Stefan Dušan

Entrando, sul lato destro lungo la parete meridionale, c’è un sarcofago di marmo che merita una sosta e un pensiero: contiene le reliquie di Stefan Dušan, l’imperatore che nel Trecento trasformò la Serbia in una potenza balcanica, l’unico imperatore che il paese abbia mai avuto. La storia di come sia finito qui è degna di un romanzo. Dušan era stato sepolto nella sua fondazione, il Monastero dei Santi Arcangeli vicino a Prizren, che poi cadde in rovina per secoli. Durante un sopralluogo del sito, nel 1927, lo storico Radoslav Grujić ne riscoprì le reliquie, che vennero custodite nel Palazzo del Patriarcato fino al 1968, anno in cui furono traslate nella chiesa di San Marco. Il sarcofago fu disegnato da Dragomir Tadić, e sopra di esso un mosaico raffigura l’incoronazione dell’imperatore. Sul lato opposto, realizzata nello stesso stile e con lo stesso marmo, si trova la tomba del patriarca German, scomparso nel 1991.
La cripta reale degli Obrenović
Sotto il nartece si apre la cripta, riadattata nel 2007 con nuovi marmi, climatizzazione e impianto audio. È qui che la storia serba si fa più cupa e affascinante. Vi riposano gli ultimi sovrani della dinastia Obrenović, il re Alessandro e la regina Draga Mašin, uccisi nel 1903 durante il cosiddetto golpe di maggio, l’assassinio di palazzo che pose fine alla dinastia e cambiò il corso della storia serba. Con loro, nella cripta, sono sepolti altri membri della famiglia Obrenović e diversi metropoliti e vescovi le cui tombe furono trasferite dalla vecchia chiesa, insieme a quella di Lazar Panča, il mercante che aveva finanziato l’edificio originario. È uno spazio ampio e poco sfruttato, tanto che si è più volte parlato di destinarlo a galleria o museo; per il visitatore è soprattutto l’occasione di stare, per qualche minuto, molto vicino a un pezzo di storia che di solito si legge solo sui libri.
Il tesoro di icone
In una sala sul lato meridionale la chiesa custodisce il suo tesoro, una ricca collezione di icone e oggetti preziosi tra Sette e Ottocento. Il pezzo più prezioso è un’icona della Vergine Odigitria del XVI secolo, ritenuta la seconda icona più antica conservata a Belgrado. Accanto a questa, decine di altre icone dipinte dai più importanti maestri serbi del XIX e XX secolo, oltre a un’icona miracolosa nota come Vergine di Belgrado. Non è un tesoro monumentale come i mosaici della navata, ma è il genere di collezione che premia chi ha la pazienza di guardare da vicino: ogni tavola ha la sua storia, il suo autore, il suo secolo, e insieme compongono un piccolo atlante della pittura sacra serba.
Il parco Tašmajdan e i suoi sotterranei

La chiesa non sta isolata ma è immersa nel parco Tašmajdan, una delle oasi verdi più piacevoli del centro di Belgrado, con vialetti, fontane, monumenti e spazi per famiglie: il posto giusto per una sosta prima o dopo la visita. Ma è quello che c’è sotto il parco a rendere Tašmajdan davvero particolare. Il nome deriva dal turco e significa, grossomodo, “cava di pietra”, perché qui per secoli si estrasse materiale da costruzione; e nel sottosuolo, a decine di metri di profondità, si aprono grotte antichissime dove romani e ottomani estraevano il salnitro — da cui il nome di Grotte del Salnitro. Quei cunicoli formano un vero labirinto, e durante la Seconda guerra mondiale la Gestapo vi installò un proprio comando; molti tunnel sono oggi chiusi e in disuso. C’è poi la memoria storica del luogo: qui sorgeva il vecchio cimitero di Belgrado, qui nel 1830 fu letto l’hatišerif del sultano che riconosceva l’autonomia della Serbia, e proprio accanto alla chiesa si trova la piccola chiesa russa della Santissima Trinità, costruita negli anni Venti per gli emigrati russi. Insomma, il fazzoletto di terra attorno a San Marco è tra i più densi di storia di tutta la città.
Dove dormire vicino alla chiesa di San Marco
Qui sei fortunato, perché San Marco è a un tiro di schioppo dal centro: la chiesa dista appena una decina di minuti a piedi dal cuore di Belgrado e da piazza Slavija. Questo significa che la base migliore è comodissima da raggiungere — la zona di Stari Grad attorno alla piazza della Repubblica e alla via pedonale Knez Mihailova, se vuoi avere sotto casa caffè, ristoranti e il passeggio serale, oppure i dintorni di piazza Slavija e il quartiere di Vračar, che ti lasciano la chiesa a pochi minuti e in genere costano un po’ meno. L’offerta è varia, dagli alberghi storici agli appartamenti in affitto, con prezzi che restano gentili per gli standard delle capitali europee. Dormi in centro e raggiungi Tašmajdan a piedi: è una delle poche attrazioni di Belgrado per cui non ti servirà nemmeno un mezzo.
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Come arrivare alla chiesa di San Marco
La chiesa si trova sul Bulevar kralja Aleksandra, al civico 17, in pieno centro, ed è servita da una quantità di mezzi che fermano proprio lì accanto, alla fermata Tašmajdan: diverse linee di autobus e di tram convergono in questo punto lungo il grande viale, quindi arrivarci con il trasporto pubblico è semplice — vale comunque la pena controllare numeri e orari aggiornati, perché ogni tanto cambiano. Ma il modo che preferisco è a piedi: dalla piazza della Repubblica sono una quindicina di minuti di camminata verso est lungo il boulevard, una passeggiata piana e piacevole che ti fa attraversare un pezzo di città. In taxi dal centro è una corsa di pochi minuti. Se arrivi in macchina, il parcheggio è possibile nelle strade circostanti ma può essere limitato negli orari di punta o durante gli eventi.
Quando andare alla chiesa di San Marco
La chiesa è aperta ai visitatori tutti i giorni, in genere dalle 7 alle 19, con orari che possono variare durante le festività religiose o eventi particolari — meglio verificare sul posto se hai in mente una fascia oraria precisa. Per la luce, il momento più bello è il tardo pomeriggio, quando il sole radente accende le bande rosse e gialle della facciata e rende gli interni più suggestivi. Se vuoi vivere la chiesa nella sua dimensione spirituale, prova ad assistere a una liturgia ortodossa, soprattutto in occasione delle grandi feste religiose, quando la navata — che può contenere circa duemila fedeli — si riempie di canti. Una raccomandazione pratica che vale sempre: trattandosi di un luogo di culto attivo, l’abbigliamento deve essere decoroso, con spalle e ginocchia coperte. Prevedi tra i tre quarti d’ora e l’ora e mezza per la visita, di più se ti fermi per una funzione o se il parco Tašmajdan ti invita a indugiare.
Informazioni utili
Dove si trova la chiesa di San Marco
La chiesa di San Marco si trova a Belgrado, in Serbia, nel parco Tašmajdan, in pieno centro cittadino, sul Bulevar kralja Aleksandra al numero 17. È circondata da alcuni dei luoghi più riconoscibili della capitale: la Casa dell’Assemblea Nazionale poco distante, la sede della Radiotelevisione di Serbia lì accanto, e la piccola chiesa russa della Santissima Trinità a pochi passi. La posizione, a una decina di minuti dal centro e da piazza Slavija, la rende una delle tappe più facili da inserire in una giornata di visita, magari abbinandola a una passeggiata nel parco o a una sosta in uno dei caffè che circondano Tašmajdan. Difficile trovarsi più al centro delle cose restando, al tempo stesso, dentro un’isola di verde e di silenzio.
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