
Se ti stai chiedendo cosa vedere a Tašmajdan, la risposta onesta è che questo non è affatto il parco tranquillo che il nome “oasi verde nel centro di Belgrado” ti fa immaginare. È un pezzo di città che sotto la superficie continua a fare cose completamente diverse da quelle che fa sopra: sopra, gente che gioca a scacchi e porta a spasso il cane; sotto, chilometri di catacombe scavate dai romani, un quartier generale nazista foderato di porte metalliche e la cosiddetta grotta di Löhr. Il nome stesso è un promemoria: dal turco taš, pietra, e majdan, miniera, perché qui per duemila anni si è cavata la pietra bianca con cui è stata costruita mezza Belgrado.
In questa guida ti porto attraverso tutto quello che c’è da vedere: lo sperone miocenico e la vecchia cava, la chiesa di San Marco modellata sul monastero di Gračanica, la piccola chiesa russa della Santa Trinità dove riposa un generale zarista, le rovine ancora in piedi della televisione bombardata nel 1999 con il memoriale a forma di cuore per i bambini, la fontana musicale regalata dall’Azerbaigian, l’Istituto sismologico, le piscine olimpiche, e la folla di statue — Desanka Maksimović, Milorad Pavić, Don Chisciotte, il patriarca Pavle — sparse tra gli alberi come ospiti a una festa che nessuno ha presentato.
I migliori hotel di Belgrado

Boutique Hotel Townhouse 27 ****

Moxy Belgrade ****

Nobel Design Hotel ****
Il sottosuolo e la grotta di Löhr
Comincio dal basso, perché è la cosa che meno ti aspetti e più ti resta addosso. Sotto il prato che calpesti si apre un labirinto di catacombe vecchio di sei-otto milioni di anni, allargato a colpi di piccone dai romani che cavavano qui la pietra per Singidunum e per l’acquedotto cittadino. Nei secoli quei corridoi hanno fatto da magazzino militare, da rifugio durante i bombardamenti austro-ungarici del 1914-15 e da deposito di ghiaccio. Ma il pezzo forte è la grotta di Löhr: durante la Seconda guerra mondiale il comando dell’aviazione tedesca in Serbia, guidato da Alexander Löhr, ci si insediò con porte metalliche, generatori, ventilazione, linee telefoniche e un ascensore, pronto a tenere mille soldati per sei mesi senza mai vedere la luce — e usato, con gelo che ti si ferma nello stomaco, anche come centro di raccolta per gli ebrei. Poco più in là c’è la “grotta del salnitro”, sotto il ristorante Poslednja Šansa, che già a metà Ottocento il viaggiatore Felix Kanitz descriveva capace di ospitare seicento carri. Tutte le grotte sono fredde e umide, e nessuno sa davvero quanti corridoi ci siano né dove finiscano.
Approfondimento: Cosa vedere a Belgrado
La chiesa di San Marco

Emergi dal sottosuolo e la prima cosa che ti riempie l’occhio è la mole della chiesa di San Marco, costruita fra il 1931 e il 1940 nello stile serbo-bizantino, ricalcata sul monastero medievale di Gračanica: strati di mattoni rossi e pietra chiara che, se arrivi con la luce giusta, sembrano cambiare colore mentre li guardi. Dentro riposano l’imperatore serbo Stefan Dušan e il patriarca German, il che ti dà l’idea di quanta storia questo edificio si porti addosso pur essendo, per gli standard dei Balcani, praticamente nuovo. La chiesa vecchia, quella piccola del 1835, non c’è più: la distrusse il bombardamento tedesco del 6 aprile 1941.
La chiesetta russa della Santa Trinità

Rannicchiata dietro San Marco, quasi a scusarsi delle sue dimensioni, c’è la piccola chiesa ortodossa russa della Santa Trinità, del 1924. Ti passerebbe accanto senza notarla, se non fosse per un dettaglio che vale la sosta: al suo interno è sepolto il generale Pyotr Wrangel, uno dei comandanti dell’Armata Bianca finito in esilio dopo la rivoluzione. Una tomba imperiale russa a due passi da una scacchiera pubblica: Tašmajdan è fatto di accostamenti così.
Le rovine del palazzo della televisione e il cuore dei bambini
Nel cuore del parco c’è un edificio che nessuno ha rimesso a posto, e non per pigrizia. La sede della Radiotelevisione serba fu colpita dai missili della NATO il 23 aprile 1999, alle 2:06 di notte: parte della struttura crollò, sedici persone morirono, altre restarono intrappolate per giorni. Le macerie sono state tolte, ma la sezione sventrata è stata lasciata così com’era, con accanto un piccolo memoriale intitolato “Zašto?”, “Perché?”. A pochi passi, un monumento a forma di cuore ricorda i bambini uccisi durante la campagna di bombardamenti; porta scritta, in serbo e in inglese, la frase “Eravamo soltanto bambini”. È il punto più silenzioso del parco, e non a caso.
Lo sperone miocenico e la vecchia cava
La ragione per cui il parco esiste è geologica prima ancora che umana. Tašmajdan poggia su uno sperone di roccia miocenica, monumento naturale protetto dal 1968: calcare badeniano su calcare urgoniano del Cretaceo inferiore, quella pietra chiara che i locali chiamano lajtovac, ricca di conchiglie, lumache e ricci di mare fossili, testimoni di quando qui si stendeva l’antico Mar Pannonico. Le pareti esposte, che vedi meglio dalle tribune occidentali dello stadio, sono la stessa cava da cui i romani ricavavano la pietra bianca — quella che, secondo la tradizione, diede a Belgrado il nome di “città bianca”.
La fontana che suona
Nel 2010-2011 il parco è stato interamente rifatto grazie a un regalo dell’Azerbaigian, e il risultato più vistoso è la fontana a forma di stella, ricalcata su una simile di Barcellona, che spara acqua colorata a tempo di musica classica. Come segno di riconoscenza, Belgrado ha piazzato lì accanto un monumento all’ex presidente azero Heydar Aliyev, così che ti ritrovi ad ammirare zampilli e note in compagnia di un capo di Stato del Caucaso. Ha una sua logica balcanica, te lo assicuro.
I monumenti sparsi tra gli alberi

Il parco ha ereditato una collezione di sculture come si eredita un servizio di piatti spaiati. C’è la poetessa Desanka Maksimović (2007), lo scrittore Milorad Pavić (2011), quello del Dizionario dei Chazari, un Don Chisciotte firmato da Jovan Soldatović sistemato lì a inizio anni Novanta, e il patriarca Pavle (2018), ritratto seduto ma senza sedia, trono o alcunché sotto, in una posa che ha fatto discutere non poco i belgradesi. Cammini, e ogni pochi passi qualcuno di bronzo ti guarda passare.
L’Istituto sismologico
Verso il centro del parco resiste l’unico edificio che gli urbanisti hanno deciso valesse la pena tenere: l’Istituto sismologico, proposto nel 1906 dopo un terremoto devastante, dotato dei primi sismografi nel 1909, che registrarono il loro primo terremoto nel giugno del 1910. Un piccolo tempio della scienza piantato su una collina che, sotto, è tutta grotte e ossa: se cercavi un luogo dove misurare le scosse, difficile immaginarne uno più adatto.
Le piscine e il centro sportivo
Dentro il parco vive anche il centro sportivo di Tašmajdan, con le sue piscine da 50 metri: quella all’aperto costruita fra il 1959 e il 1961, quella coperta fra il 1964 e il 1968 e aperta al pubblico nel febbraio del 1969. D’estate la vasca esterna si trasforma in cinema all’aperto, il che ti dà la misura di quanto questo posto sia abituato a fare più cose contemporaneamente.
Le scacchiere, i cani e i piccioni
Infine la vita di tutti i giorni, che è poi quella che il parco fa meglio: i tavoli da scacchi presi d’assalto dai pensionati, un’area recintata per i cani, i vialetti dove la gente semplicemente si siede. E i piccioni — nugoli di piccioni selvatici che qui trovano appassionati di birdwatching pronti a osservarli, il che a Belgrado non è considerato affatto strano.
Dove dormire vicino a Tašmajdan
Il vantaggio di Tašmajdan è che dormire “vicino” significa dormire in pieno centro: il parco confina con hotel storici come il Metropol e il Taš, e da qui in qualche minuto a piedi sei a Terazije e nel cuore pedonale della città. Se vuoi stare comodo per le visite, punta ai quartieri attorno — Stari Grad e Vračar — dove trovi un po’ di tutto, dalle sistemazioni indipendenti negli appartamenti dei vecchi palazzi asburgici agli alberghi affacciati sui boulevard. Dormire in zona ti evita mezzi e ti mette a portata di passeggiata da mezza Belgrado.
I migliori Appartamenti di Belgrado

Zepter Hotel Belgrade ****

BD Old Town Suite ****

Privilege Room’s by Central Park ****
Come arrivare a Tašmajdan
Il parco sta all’incrocio di grandi arterie — Takovska, Ilije Garašanina, Beogradska e il Bulevar kralja Aleksandra — quindi è quasi impossibile mancarlo. A piedi da Trg republike (Piazza della Repubblica) ci metti un quarto d’ora scarso, scendendo per Dečanska e imboccando il boulevard. Con i mezzi pubblici fermano qui parecchi autobus e il tram; e se preferisci il taxi, in centro se ne trovano ovunque. La cosa più semplice, comunque, resta arrivarci camminando: è talmente al centro che finisci per passarci accanto anche senza volerlo.
Quando andare a Tašmajdan
Il parco è aperto tutto l’anno, ma dà il meglio nelle mezze stagioni, quando gli alberi — oltre mille, di decine di specie diverse — colorano i vialetti e il caldo di luglio non ti spinge a rifugiarti al primo bar con terrazza. Vacci di mattina presto o nel tardo pomeriggio, quando la luce radente accende la pietra chiara di San Marco e le rovine della televisione perdono un po’ della loro durezza. La fontana musicale è ovviamente uno spettacolo serale. Evita, se puoi, le ore centrali di un pomeriggio estivo: le troverai affollate e senza ombra dove conta.
Dove si trova Tašmajdan
Tašmajdan si trova nel centro di Belgrado, nel comune di Palilula, appena a sud-est di Terazije e a ridosso dei quartieri di Vračar e Stari Grad. È racchiuso tra Takovska, Ilije Garašanina, Beogradska e il Bulevar kralja Aleksandra, in quella fascia di città dove i grandi boulevard, le facoltà universitarie, la posta centrale del 1934 e la sede della televisione si stringono attorno a una collina di pietra che, sotto, continua a raccontare duemila anni di storia.











