Cosa vedere al Museo delle Illusioni di Belgrado

La stanza storta, il tunnel che gira, la sedia che ti fa alto due metri: un’ora in cui gli occhi ti mentono in continuazione, a due passi dal Parlamento.

Al Museo delle Illusioni di Belgrado si entra convinti di sapere come funziona la realtà e si esce con qualche dubbio, ed è esattamente il punto. Chi vuole fare questa esperienza trova, su tre livelli a due passi dal Parlamento e da via Dečanska, oltre settanta installazioni pensate per fregarti il cervello con la complicità dei tuoi stessi occhi.

C’è il tunnel del vortice, che ti fa perdere l’equilibrio stando fermo; la stanza di Ames, che rimpicciolisce e ingigantisce le persone a piacimento; la sala dell’infinito foderata di specchi; la celebre testa servita su un piatto; la stanza capovolta in cui ti fotografi a testa in giù; il tavolo dei cloni per giocare a poker con cinque copie di te stesso; una collezione di ologrammi e una batteria di illusioni ottiche classiche, da Ponzo a Müller-Lyer, spiegate da pannelli didattici in più lingue. È una tappa compatta, aperta nel 2018 come prima del suo genere in Serbia e figlia di un franchise internazionale: si visita in un’ora o due e ti chiede solo di portare la macchina fotografica e un minimo di senso del ridicolo.


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Il tunnel del vortice

Se c’è un’attrazione che manda tutti in confusione fisica, è questa. Cammini su una passerella dritta e ferma, del tutto innocua, mentre intorno un cilindro illuminato gira lentamente: il cervello, che si fida più di quello che vede che di quello che sente sotto i piedi, decide che sei tu a cadere di lato e ti fa aggrappare al corrimano come se ne andasse della vita. È l’illusione che spiega meglio di ogni pannello perché siamo così facili da ingannare — l’equilibrio non è nell’orecchio, è nella trattativa continua tra occhi e cervello, e qui la trattativa la vince il pavimento che gira. Ne esci ridendo e leggermente storto, ed è probabilmente il ricordo più vivido di tutta la visita.


Approfondimento: Cosa vedere a Belgrado


La stanza di Ames

La stanza di Ames è il pezzo da manuale, quello che ritrovi in ogni corso di psicologia della percezione. Prende il nome dal fisico americano Adelbert Ames Jr., che la mise a punto nel 1946, e a prima vista sembra una normalissima stanza squadrata. Poi ci metti dentro due persone, una per angolo, e succede la magia: una diventa un gigante, l’altra un nano, e se le fai scambiare di posto le vedi crescere e rimpicciolire davanti agli occhi come in un cartone animato. Il trucco sta nella geometria: la stanza è deformata in profondità e altezza, ma da un unico punto di vista — quello dove ti mette il museo — il tuo cervello la legge come regolare e preferisce falsare le dimensioni delle persone piuttosto che ammettere che le pareti sono storte. È il genere di cosa che capisci razionalmente e continui a non credere.

La sala dell’infinito

La sala dell’infinito è la più ipnotica e la più fotografata. Entri in un ambiente foderato di specchi e luci, e la stanza semplicemente smette di avere confini: ti ritrovi moltiplicato all’infinito in ogni direzione, sospeso in un cosmo di puntini luminosi che non finisce mai. È il momento in cui il museo abbassa la guardia comica e gioca la carta della meraviglia pura. Ci si perde volentieri, e chi ha la pazienza di aspettare il momento giusto porta a casa la foto migliore della giornata.

La testa sul piatto

Poche installazioni sono altrettanto stupide e altrettanto irresistibili. Ti siedi, infili la testa in un’apertura sotto un tavolo, e grazie a un gioco di specchi che nasconde il resto del corpo il risultato è la tua testa servita su un vassoio come portata principale di una cena macabra. È fotogenica, è demenziale, ed è garanzia di risate: il tipo di illusione che non insegna granché sulla fisica della luce ma tantissimo sul perché la gente torna a casa contenta. Preparati a fare la fila e a farti immortalare con un’espressione che oscilla tra il sofferente e l’orgoglioso.

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La stanza capovolta

Nella stanza capovolta la gravità va in vacanza. L’ambiente è arredato al contrario — mobili, tappeti, oggetti tutti incollati a quello che dovrebbe essere il soffitto — così che, con la fotografia girata di centottanta gradi, sembri camminare sul soffitto a testa in giù con la disinvoltura di chi lo fa tutti i giorni. È un altro di quei punti in cui il museo capisce benissimo che metà del suo lavoro è fornirti scenografie per foto assurde, e lo fa senza vergogna. Con un compagno di visita che tenga la macchina all’angolazione giusta, il risultato è spettacolare.

Il tavolo dei cloni e gli ologrammi

Il museo raccoglie anche una collezione di ologrammi tra le più fornite di questa parte d’Europa, e installazioni che moltiplicano la tua immagine fino a farti giocare a poker contro cinque copie identiche di te stesso seduto allo stesso tavolo. Sono i pezzi in cui la percezione diventa quasi un gioco di prestigio: luce, specchi e rifrazione messi al servizio di un’unica domanda, e cioè fino a che punto puoi fidarti di ciò che hai davanti. La risposta, dopo un giro qui dentro, è: assai poco.

Le illusioni ottiche classiche e i pannelli didattici

Accanto alle stanze scenografiche, il museo tiene in ordine il repertorio storico dell’inganno ottico, quello fatto di righe e frecce che sembrano una banalità finché non provi a fidarti dell’occhio. C’è l’illusione di Ponzo, dimostrata dallo psicologo italiano Mario Ponzo agli inizi del Novecento, in cui due segmenti identici sembrano di lunghezza diversa a seconda dello sfondo; c’è quella di Müller-Lyer, con le sue frecce che allungano e accorciano linee tutte uguali. Ogni pezzo è accompagnato da spiegazioni — disponibili in più lingue, comodo se non mastichi il serbo — che raccontano la fisica e la psicologia dietro il trucco: ottica, geometria, biologia, un po’ di neuroscienze spicciole. È la parte che trasforma un pomeriggio di foto buffe in qualcosa che, senza darlo a vedere, ti ha pure insegnato come lavora la tua testa.

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Il negozio dei rompicapo

Come da copione, si esce dal negozio, ma qui vale la deviazione: gli scaffali sono pieni di rompicapo, giochi da tavolo e puzzle logici pensati nello stesso spirito del museo, oltre ai souvenir di rito. È il posto giusto per portarti a casa un pezzetto di quel disorientamento allegro, e per i bambini è spesso la tappa preferita dell’intera visita — il che, considerato tutto quello che c’è prima, la dice lunga.

Dove dormire vicino al Museo delle Illusioni

Il museo è in pieno centro, in via Nušićeva, a un passo dalla zona pedonale e dal Parlamento, il che significa che praticamente qualunque sistemazione nel cuore di Belgrado ti lascia a distanza di passeggiata. La scelta più comoda è la zona di Stari Grad attorno a Knez Mihailova e piazza della Repubblica, dove trovi di tutto, dall’ostello all’appartamento in palazzo d’epoca fino all’hotel di catena. Trattandosi di una tappa breve, non ha molto senso organizzare il soggiorno attorno al museo: prendi una base centrale e lo incastri tra un’altra visita e un caffè.


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Come arrivare al Museo delle Illusioni di Belgrado

Il museo si trova in via Nušićeva, vicino alla Casa dell’Assemblea Nazionale, e ci si arriva facilmente da via Dečanska. Vista la collocazione centralissima, il modo più sensato per raggiungerlo è a piedi: se alloggi in centro o stai già girando la zona pedonale, sei a pochi minuti. I mezzi pubblici servono bene tutta l’area, e chi arriva in auto trova parcheggi a pagamento in alcune autorimesse del centro, a breve distanza a piedi — ma in questa parte di città la macchina è più un impiccio che un vantaggio.

Quando andare al Museo delle Illusioni

Essendo interamente al chiuso, il Museo delle Illusioni è la carta perfetta per una giornata di pioggia o per l’afa estiva, e resta aperto con orario ampio fino a sera, cosa che ti lascia libertà di incastrarlo quasi in qualsiasi momento. Il rovescio della medaglia è che è piccolo e molto amato dalle famiglie: nei fine settimana, nei giorni di pioggia e nei periodi di vacanza scolastica si riempie, e davanti alle installazioni più fotografate — testa sul piatto e stanza capovolta in testa — si formano piccole code. Se puoi, punta a un giorno feriale e alle ore meno affollate: le illusioni rendono di più quando hai lo spazio per goderle con calma.

Informazioni utili

  • Biglietto di ingresso: –
  • Indirizzo: Nušićeva 11, Beograd 11000, Serbia
  • Orari: lun. – dom. 09:00 – 21:00
  • Trasporti: Bus 65, fermata “Makedonska”

Dove si trova il Museo delle Illusioni

Il museo sta nel centro storico di Belgrado, in via Nušićeva, nel municipio di Stari Grad, nel fitto di strade che collegano la zona pedonale di Knez Mihailova alla piazza del Parlamento. È una posizione che lo rende facilissimo da combinare con il resto della città: hai la fortezza di Kalemegdan, il tempio di San Sava e i musei maggiori tutti a portata di passeggiata o di breve tragitto, e questa tappa leggera funziona bene come intermezzo scanzonato tra due visite più impegnative — il momento in cui smetti di studiare Belgrado e ti limiti a farti ingannare da lei.

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