
La Casa dell’Assemblea Nazionale di Serbia è il palazzo del parlamento di Belgrado e domina piazza Nikola Pašić con il portico a colonne, il timpano e la grande cupola: una delle sagome più riconoscibili della città. Ma chi si chiede cosa vedere in questo edificio scopre in fretta che la facciata è solo l’inizio.
Ai lati della scalinata giocano i cavalli di bronzo di Toma Rosandić, le sculture più amate e discusse della capitale. All’interno ci sono le sale disegnate dal russo Nikolaj Krasnov, tra marmi, affreschi e legno di noce. E poi c’è la storia, che qui abbonda: un cantiere durato quasi trent’anni, iniziato da un re nel 1907 e inaugurato sotto un altro re nel 1936, con in mezzo una guerra mondiale e una leggenda popolare che voleva l’edificio maledetto; il sito su cui sorgeva la moschea Batal, dove nel 1830 vennero letti i documenti dell’autonomia serba; e le giornate che hanno cambiato il paese, dalla proclamazione della repubblica jugoslava alla conferenza dei Paesi non allineati del 1961, dal feretro di Tito esposto nel 1980 alla rivolta del 5 ottobre 2000.
In questa pagina trovi tutto questo, un punto per volta, e in chiusura i consigli pratici di sempre: dove dormire, come arrivare, quando andare e dove si trova.
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La facciata, il portico e la cupola della Casa dell’Assemblea Nazionale

Il palazzo si presenta come da manuale del potere: composizione rigorosamente simmetrica, un avancorpo centrale con portico a colonne monumentali sormontato da un timpano triangolare, e sopra tutto la cupola con lanterna che è diventata una delle sagome più riconoscibili di Belgrado — la vedi nei telegiornali serbi praticamente ogni sera. Il progetto, in puro spirito accademico con richiami neorinascimentali e neobarocchi, porta la firma dell’architetto Jovan Ilkić, che vinse il concorso del 1901 partendo dalle idee elaborate quasi un decennio prima da Konstantin Jovanović, l’autore del palazzo della Banca Nazionale; una somiglianza che all’epoca sollevò polemiche pubbliche sulla paternità del disegno, a riprova che le beghe tra progettisti non sono un’invenzione moderna.
Guardando la facciata vale la pena cercare i dettagli, perché non sono molti e proprio per questo contano: il basamento in pietra verde lavorata a bugnato, le finestre e le lesene che attraversano i due piani nobili, e soprattutto i medaglioni scolpiti da Đorđe Jovanović con Atena e i profili di Pericle, Demostene e Cicerone — un piccolo pantheon dell’eloquenza e della democrazia messo lì a ricordare ai deputati, con qualche ottimismo, quale sarebbe il mestiere. Gran parte della decorazione araldica e scultorea prevista dal progetto originale non fu mai realizzata: anche in questo, l’edificio racconta la storia di un paese che ha sempre dovuto fare i conti con i mezzi disponibili.
I cavalli di bronzo di Rosandić
La scalinata d’ingresso è custodita dal pezzo più amato e fotografato dell’intero complesso: il gruppo scultoreo di Toma Rosandić installato nel 1939, noto come “Igrali se konji vrani” — “giocavano i cavalli neri”, dal verso di una canzone tradizionale. Sono due composizioni gemelle in bronzo, ai lati della scala: un uomo nudo che lotta, o gioca, con un cavallo impennato, in un corpo a corpo di muscoli e criniere che è insieme potente e ambiguo. Sta domando l’animale o ne viene travolto? L’uomo guida la forza o la subisce?
È esattamente questa ambiguità ad aver trasformato i cavalli di Rosandić in una miniera inesauribile di ironia politica: davanti al parlamento, un’allegoria del rapporto tra il potere e la forza che ognuno può leggere come preferisce. I belgradesi ci hanno costruito sopra decenni di battute, e ti sfido a guardarli senza formulare la tua. Qualunque interpretazione tu scelga, fermati a girargli intorno: sono tra le sculture pubbliche più riuscite della città, e al tramonto, con la luce radente sulla facciata, regalano le foto migliori.
La leggenda dell’edificio maledetto

Trent’anni per costruire un parlamento sono tanti anche per gli standard balcanici, e i belgradesi dell’epoca si diedero una spiegazione all’altezza: l’edificio era maledetto. La tradizione popolare sconsigliava di costruire agli incroci delle strade, e si sussurrava che il palazzo sorgesse su una necropoli romana — diceria che si rivelò, a sorpresa, fondata: nel 1993, durante scavi per le tubature del riscaldamento, sotto l’Assemblea vennero effettivamente alla luce i resti di una necropoli con tredici tombe di epoca romana. Si raccontava perfino che re Alessandro Karađorđević temesse di morire una volta terminato l’edificio, e che per questo il cantiere languisse; la storia volle che il re venisse assassinato a Marsiglia nel 1934, a lavori ancora fermi, e che proprio dopo la sua morte la costruzione ripartisse di slancio.
Al netto delle superstizioni, la cronologia è comunque romanzesca: prima pietra nel 1907 con re Petar I, cantiere al rallentatore — nel 1910 era pronto solo il seminterrato —, la Grande guerra che lascia l’edificio a metà del primo piano, la ripresa nel 1920 sotto la direzione di Pavle Ilkić, figlio di Jovan morto nel 1917, l’ampliamento delle sale perché il nuovo Regno dei Serbi, Croati e Sloveni aveva più deputati della vecchia Serbia, un nuovo stop nel 1926, e infine la volata dal 1935, completata in meno di due anni. La consacrazione solenne arrivò il 18 ottobre 1936, e il 21 ottobre si tenne la prima seduta. Il parlamento del Regno di Jugoslavia fece in tempo a lavorarci tre anni scarsi prima che la storia presentasse un altro conto.
Gli interni di Nikolaj Krasnov
Se hai la fortuna di entrare — il palazzo è la sede attiva del parlamento, quindi le visite dipendono da giornate di porte aperte e tour organizzati — ti aspetta il capolavoro di Nikolaj Krasnov, l’architetto russo emigrato che in patria si era guadagnato il titolo di architetto della corte imperiale e che a Belgrado curò gli interni con una minuzia da orafo. Il vestibolo centrale sotto la cupola dà il tono: pareti policrome con colonne, lesene, nicchie e logge, pavimento in marmo decorato, simboli araldici e sculture di sovrani. Due scalinate simmetriche in marmo bianco, ornate dalle statue bronzee della Giustizia e dell’Illuminazione, portano al piano superiore.
Il cuore funzionale è la Grande Sala, l’aula dell’ala destra progettata inizialmente per duecento deputati e poi ampliata a quattrocento, con stucchi ricchi e arredi intagliati; nell’ala sinistra la Piccola Sala, pensata per il Senato del regno. Ovunque legno di noce, stucchi e, sulle pareti, una ventina di affreschi realizzati nel 1937 da artisti jugoslavi. Tra gli ambienti più belli c’è la biblioteca, che da sola riassume il gusto borghese della Belgrado anni Trenta. È un interno che sorprende chi arriva con l’idea di un austero palazzo balcanico: qui dentro si respira l’ambizione di un regno giovane che voleva sedersi al tavolo d’Europa da pari.
Un secolo di storia dentro una sala
Poche aule parlamentari al mondo hanno visto passare tanta storia in così pochi decenni. In questo edificio, dopo la Seconda guerra mondiale, venne proclamata la repubblica — il 29 novembre 1945 — e promulgata la prima costituzione jugoslava; qui Tito fu eletto presidente nel 1953, e qui, nel 1974, presidente senza limiti di mandato; qui, dal 5 all’8 maggio 1980, il suo feretro venne esposto al pubblico mentre file interminabili di cittadini e delegazioni da tutto il mondo gli rendevano omaggio, preludio del funerale più imponente del secolo. E qui, dal 1° al 6 settembre 1961, si tenne la Prima conferenza del Movimento dei paesi non allineati, con venticinque delegazioni riunite a scrivere la Dichiarazione di Belgrado e a spedire lettere gemelle a Kennedy e Krusciov invitandoli a trattare: per una settimana, il centro diplomatico del mondo fu questa piazza.
C’è poi la storia più recente, quella che il mondo ha visto in diretta: il 5 ottobre 2000 il palazzo fu il fulcro della rivolta popolare che pose fine al regime di Slobodan Milošević, con la folla che assaltò l’edificio tra fumo e bandiere — le immagini di quella giornata, con il parlamento sullo sfondo, sono entrate nell’iconografia europea di fine secolo. Dal 23 luglio 2006, sciolta l’unione tra Serbia e Montenegro, l’edificio è ufficialmente la sede dell’Assemblea Nazionale della Repubblica di Serbia. Quando lo guardi, insomma, non stai guardando solo un monumento: stai guardando il luogo dove questo paese, nel bene e nel male, ha preso le sue decisioni più pesanti.
La moschea Batal e la memoria del sito
Ultimo strato, il più profondo. Prima del parlamento, su quest’area allora periferica e coperta di rovi sorgeva una delle più belle moschee ottomane di Belgrado, costruita in pietra squadrata ma rimasta incompiuta e abbandonata, tanto da guadagnarsi il nome di moschea Batal — dal turco “batal”, rovinata, trascurata. Accanto le passava la strada di Costantinopoli, l’antenata dell’attuale Bulevar kralja Aleksandra. E fu nel campo vicino alla moschea, proprio dove oggi sorge l’Assemblea, che nel 1830 si tenne la Grande Assemblea popolare durante la quale vennero letti l’hatišerif del sultano Mahmud II sui diritti dei serbi e il berat che confermava il principe Miloš Obrenović: le carte, cioè, con cui la Serbia moderna cominciò a esistere. La moschea fu demolita nel 1867, dopo la partenza dei turchi, ma il nome dell’area sopravvisse a lungo. C’è una circolarità quasi troppo perfetta nel fatto che il parlamento serbo sorga esattamente dove la Serbia ascoltò leggere la propria autonomia: per una volta, il simbolismo non è stato costruito a tavolino — c’era già.
Dove dormire vicino alla Casa dell’Assemblea Nazionale
Il parlamento sta nel cuore amministrativo di Belgrado, al confine tra il centro storico e i grandi viali, quindi la scelta dell’alloggio coincide con quella per la città in generale. La zona di Stari Grad, attorno alla piazza della Repubblica e alla via pedonale Knez Mihailova, è a una passeggiata di dieci minuti e resta la base più comoda per chi vuole tutto sotto casa; i dintorni di piazza Terazije sono ancora più vicini, con alcuni degli alberghi storici della capitale a due passi dal palazzo. Chi preferisce un ritmo più quieto trova nei paraggi di Tašmajdan e nel quartiere di Vračar un’ottima alternativa, con il vantaggio di restare comunque nel raggio pedonale. Come sempre a Belgrado, l’offerta spazia dagli hotel di rappresentanza agli appartamenti, con prezzi gentili per gli standard delle capitali europee.
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Come arrivare alla Casa dell’Assemblea Nazionale
Il palazzo si affaccia su piazza Nikola Pašić, nel pieno centro di Belgrado, e la risposta più onesta è che ci arriverai senza accorgertene: la piazza è sulla direttrice naturale che collega Terazije e il centro storico al Bulevar kralja Aleksandra e al parco Tašmajdan, un percorso che qualsiasi itinerario cittadino attraversa almeno una volta. A piedi dalla piazza della Repubblica sono una decina di minuti scarsi. La zona è servita da numerose linee di autobus, filobus e tram che percorrono i viali circostanti — con fermate e numeri che ogni tanto cambiano, quindi affidati agli orari cittadini aggiornati — e qualsiasi tassista capisce al volo “Skupština” o “Trg Nikole Pašića”. L’auto, come ovunque nel centro di Belgrado, è la scelta meno pratica: parcheggi scarsi e zone a pagamento.
Quando andare alla Casa dell’Assemblea Nazionale
L’esterno non ha orari: la facciata, la cupola e i cavalli di Rosandić si godono a qualsiasi ora, con due momenti d’oro — il tardo pomeriggio, quando la luce radente scalda la pietra e il bronzo, e la sera, quando l’illuminazione trasforma il palazzo nel fondale più scenografico della piazza. Per gli interni serve più pianificazione: trattandosi della sede attiva del parlamento, l’accesso è possibile in occasione di giornate di porte aperte e visite organizzate, le cui modalità conviene verificare sui canali ufficiali dell’Assemblea prima del viaggio. Tieni presente, infine, che davanti al palazzo si svolgono spesso manifestazioni, celebrazioni e raduni: a seconda dei gusti, un motivo per allargare il giro o per fermarsi a osservare la democrazia serba nel suo habitat naturale.
Informazioni utili
Dove si trova la Casa dell’Assemblea Nazionale
La Casa dell’Assemblea Nazionale si trova a Belgrado, in Serbia, su piazza Nikola Pašić, nel municipio di Stari Grad, delimitata sul retro e sui lati dalle vie Kosovska, Takovska e Vlajkovićeva. Occupa circa mezzo ettaro di verde nel punto in cui il centro storico incontra i grandi assi della città ottocentesca, ed è il perno di un vero distretto istituzionale: nelle immediate vicinanze sorgono il Palazzo Nuovo, oggi sede della Presidenza della Repubblica, il Palazzo Vecchio dell’Assemblea cittadina, il Museo Storico della Serbia, il palazzo delle Poste centrali e il parco Pionirski. A pochi minuti a piedi, dall’altra parte, si aprono il parco Tašmajdan con la chiesa di San Marco. È la Belgrado dei ministeri e dei viali solenni, a metà strada tra la città vecchia e quella moderna: il posto giusto dove fermarsi a guardare la Serbia che si governa.











